TLC

27 novembre 2008 | 0:00

Tlc/ Sul regolatore Ue l’Europa ‘alla rovescia’

Tlc/ Sul regolatore Ue l’Europa ‘alla rovescia’
I paesi europeisti (salvo Italia, Belgio) contro la Commissione


Bruxelles, 27 nov. (Apcom) – E’ una curiosa ‘Europa alla rovescia’ quella che si è vista oggi all’opera al Consiglio Ue delle Telecomunicazioni, a Bruxelles. Sulla proposta del regolatore europeo delle Tlc i paesi tradizionalmente più europeisti, con l’eccezione dell’Italia e del Belgio, si sono infatti scherati contro la Commissione Ue, che invece, almeno all’inizio, è stata sostenuta proprio dai paesi euroscettici o comunque contrari ad aumentare i poteri sovrannazionali degli organismi comunitari: Gran Bretagna, Svezia, Danimarca, tutti Stati non membri dell’euro, nonché l’Irlanda (che sta nella moneta unica ma ha votato ‘no’ ai referenudum sul Trattato di Lisbona).


Per spiegare questo fenomeno bisogna considerare che le posizioni degli Stati membri in questa vicenda sono determinate non tanto dal posizionamento rispetto all’Europa e all’europeismo, ma dalla cultura economica più o meno liberista di ciascun paese, e dal diverso atteggiamento degli operatori nazionali storici delle Tlc nei riguardi di una politica forte di concorrenza nel settore, che l’Esecutivo Ue difende e vorrebbe rafforzare.


Dall’euroscettica Gran Bretagna, ad esempio, l’ex monopolista Bt è partito alla conquista di quote di mercato come operatore indipendente in diversi altri paesi Ue, e si è scontrato con mille difficoltà  e ostacoli che continuano a essere disseminati nel mercato unico, conservando posizioni di vantaggio per gli operatori ‘storici’ (‘incumbent’) di ogni paese anche dopo la fine dei monopoli.


Dalla Germania federale ed europeista, invece, Deutsche Telekom (presente in Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia, Grecia) è partita soprattutto alla conquista degli ex monopolisti negli altri paesi membri. Un discorso simile potrebbe valere anche per la Spagna, sebbene possa applicarsi a Telefònica solo per la partecipazione in Telecom Italia, essendo il grosso delle sue attività  esterne in America latina. Si può dir poco, invece, sulla Francia, che è storicamente paladina dei ‘campioni nazionali’ (si veda sull’energia), ma che in questo momento ha la presidenza dell’Ue e si muove comunque in modo da favorire il compromesso, piuttosto che esprimere una propria posizione nazionale.


Anche sull’idea – bocciata dal Consiglio – di dare maggiori poteri alla Commissione Ue (se non al regolatore europeo), nei confonti delle authority nazionali, l’Esecutivo comunitario si è visto appoggiare dalle ‘euro tiepide’ Gran Bretagna, Svezia e Danimarca, oltre che da Italia e Belgio, mentre fortemente contrari erano le europeiste Spagna, Germania e Olanda, oltre alla Polonia. In questo caso, Bruxelles chiedeva di sottoporre i regolatori degli Stati membri a una sorta di supervisione europea sulle misure correttive (‘remedies’) prese (o non prese) per tutelare la concorrenza a livello nazionale. Ma ha prevalso l’indisponibilità  dei Ventisette a delegare nuovi poteri agli organismi comunitari.