Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione


Contributi all’editoria – Dl n. 112 – Il sottosegretario all’Editoria Paolo Bonaiuti aveva parlato dei nuovi criteri per assegnare i contributi ai giornali già  durante l’audizione in commissione Cultura della Camera. Ma quando quella che sembrava essere soltanto una proposta – accolta peraltro da applausi bipartisan – da sottoporre al dibattito parlamentare attraverso la presentazione di un disegno di legge si è trasformata in un intero articolo (il 44) del decreto legge sulle disposizioni urgenti per lo sviluppo e per la semplificazione normativa varato dal governo il 18 giugno, è scoppiato il putiferio.
Nel decreto, infatti, si legge che nel quadro delle cifre assegnate l’erogazione dei contributi all’editoria sarà  effettuata “assicurando comunque la prova dell’effettiva distribuzione e messa in vendita della testata, nonché l’adeguata valorizzazione dell’occupazione professionale”. Il tutto attraverso un regolamento da approvare entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto. Apriti cielo: l’opposizione ha levato gli scudi contro il provvedimento minacciando la rottura del dialogo anche su questo argomento, da sempre invece condiviso. “Il governo ritiri l’emendamento, non si può dialogare con la maggioranza con questa mannaia sulla testa”, ha subito dichiarato Giovanna Melandri, ministro ombra delle Comunicazioni del Partito democratico. Stessa richiesta da parte del neo dipietrista Giuseppe Giulietti. Poi è arrivato il chiarimento del sottosegretario Bonaiuti: non sarà  un regolamento, bensì una legge a stabilire chi ha o meno diritto ai contributi.
La spiegazione, anche se è servita ad abbassare i toni della polemica, ha tutt’altro che rassicurato gli animi. Anche perché a essere messi in discussione sono anche i contributi già  conteggiati nei bilanci 2008. Secondo le stime, all’appello mancano 176 milioni rispetto a un fabbisogno del settore calcolato in 589 milioni. Cifra che già  la Finanziaria del governo Prodi aveva ridotto a 414 milioni, e che ora le tabelle del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, riducono a 387 per il 2009 e il 2010 e in seguito a 266 milioni, somma fissata come tetto massimo dal decreto del 18 giungo.
Peraltro la parte più consistente dello stanziamento viene riservata ai contributi indiretti: quelli destinati ai grandi giornali, come Il Sole 24 Ore e il Corriere della Sera, per le agevolazioni postali; mentre soltanto un terzo va ai giornali politici o editi da cooperative. “Siamo disponibili all’idea di una modifica radicale del sistema di assegnazione dei contributi pubblici. Ma non si possono dare segnali d’incertezza agli imprenditori a bilanci già  approvati: i contributi del 2008 devono essere garantiti”, ha sottolineato Giulietti.
Pesante anche la dichiarazione di Alessio Butti, responsabile informazione di Alleanza nazionale: “Se l’articolo 44 non venisse modificato ci sarebbe un attacco inaccettabile alla democrazia dell’informazione e alla libertà  di stampa. Ci troveremmo di fronte a un ulteriore tentativo di cancellare il ‘diritto soggettivo’ che è stato respinto dal parlamento per ben tre volte negli ultimi tre anni, con l’impegno unanime delle forze sia di governo sia di opposizione”.
Per tutta risposta il sottosegretario Bonaiuti ha comunque ribadito che lo Stato garantirà  il rimborso in tempi celeri (entro un anno), però costituiranno prova per maturare il diritto al contributo solo l’effettiva distribuzione e la messa in vendita della testata e non la dichiarazione del numero di copie stampate che valeva in precedenza. Per i contributi diretti il governo intende mantenere quelli a fondo perduto, stilando però in Parlamento l’elenco di chi li riceverà . I contributi indiretti (credito agevolato, credito d’imposta e agevolazioni tariffarie) saranno valorizzati con una revisione da parte del legislatore e con un rifinanziamento ‘intelligente’ in collaborazione col ministero dell’Economia.

Nella rubrica su ‘Prima comunicazione’ si parla anche di: Fondi al cinema e Riforma delle intercettazioni

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