Rubriche – La legge è uguale per tutti. Io non esagero proprio per niente

Da ‘Prima comunicazione’, numero 386, Luglio-Agosto 2008


Prima – Avvocato, questa mattina la vedo piuttosto preoccupata.
Oreste Flamminii Minuto – Stavo pensando al 1985 quando arrestarono Paolo Longanesi, figlio di Leo, redattore del Giornale.
Prima – Che aveva combinato?
O. Flamminii Minuto – Ma niente! Aveva scritto soltanto quello che tutti sapevano e cioè che il capo banda della mala milanese Angelo Epaminonda, detto il Tebano, si stava pentendo. E badi bene che Paolo Longanesi non pubblicò nessun atto processuale. Disse solo quello che sapevano tutti. Fu incriminato per favoreggiamento. Condannato in tribunale, condannato in appello, condannato in Cassazione.
Prima – Avvocato, sta scherzando?
O. Flamminii Minuto – No, caro Scalise, non sto scherzando. E sa che disse il suo direttore Indro Montanelli?
Prima – Si sarà  mangiato i giudici!
O. Flamminii Minuto – Mangiato niente. Montanelli disse: “Se avessi saputo che questa inchiesta sarebbe stata danneggiata, non l’avrei pubblicata”. Io mi incazzai come una belva e scrissi un articolo su Repubblica dicendo che non capivo Montanelli, che non capivo come mai i giornalisti non rivendicassero il proprio diritto a fare informazione. Se devono fare il cane da guardia della democrazia, come fanno a fare i controlli se ci sono delle norme che glielo impediscono? Ma la cosa più grottesca di questa storia fu l’atteggiamento dei politici. Ci fu una serie di dichiarazioni. Non poteva mancare quella di Clemente Mastella che disse: “Ogni giornalista in manette per delitto di cronaca è una pagina amara per la democrazia”. Venti anni dopo, diventato ministro della Giustizia, avrebbe proposto un disegno di legge che puniva con la reclusione da sei mesi a tre anni il giornalista che avesse pubblicato le intercettazioni telefoniche di un’indagine penale. Questa è gente che non ha neanche il senso della vergogna.
Prima – Allora parliamo di intercettazioni e del fatto che Silvio Berlusconi le vuole limitare e ne vuole proibire la pubblicazione. Però, prima di entrare in argomento, vorrei che tenessimo distinte almeno due cose. Da una parte il problema delle intercettazioni in sé, se sono utili, se ce n’è un abuso tenendo conto che in Italia ogni anno ne vengono effettuate 120mila, in America soltanto 1.700, in Francia 20mila. Dall’altra parte si discute se, come, quando e quanto i giornalisti possano utilizzare il materiale delle intercettazioni e pubblicarlo.
O. Flamminii Minuto – Partiamo dal primo problema che è indubbiamente serio. Certo, i dati statistici dicono una certa cosa, però non è facile decidere se le intercettazioni siano troppe, se siano inutili, se costino troppo, anche perché secondo una logica normale uno strumento di indagine non è mai troppo e se è un problema di costi si tratta semmai di trovare le risorse necessarie. Mi pare di capire – su questo però non sono preparato – che questa storia dei costi eccessivi, dei parametri con gli altri Paesi, dell’utilità  in generale delle intercettazioni sia un falso pretesto. Perché queste situazioni coinvolgono valutazioni politiche anche sullo stato della criminalità  in Italia che presumibilmente (anzi, senza presumibilmente) è più alta che in altri Paesi.
…prosegue su  ‘Prima comunicazione’, numero 386, Luglio-Agosto 2008

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on Google+

Articoli correlati

ERRATA CORRIGE – Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia

La nuova edizione di ‘Uomini Comunicazione’

La nuova edizione del ‘Grande Libro dell’Informazione’ disponibile con ‘Prima’ in edicola e in digitale