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17 dicembre 2008 | 0:00

Associazioni e sindacati. Federico Motta. Se ne esce con la tecnologia

Da ‘Prima comunicazione’, numero 386, Luglio-Agosto 2008


Federico Motta, un uomo solo al comando. Amministratore delegato del Gruppo Editoriale Motta, l’azienda di famiglia fondata nel 1929 (lui appartiene alla terza generazione, la quarta si sta scaldando i muscoli), 53 anni, è dal 1997 presidente dell’Aie, l’Associazione italiana degli editori. E a metà  giugno è diventato anche il presidente della Fee, la Federazione degli editori europei che riunisce le associazioni di 26 Paesi. Si aggiunga che Federico Motta è anche presidente di Sistema Cultura Italia (il consorzio di editori, periodici specializzati, imprese discografiche e fonografiche, di cinema, audiovisivi, spettacolo, nonché produttori tivù e musicali) e membro della giunta di Confindustria, e si avrà  un’idea del suo peso specifico.
Prima – Qual è lo stato di salute dell’editoria europea?
Federico Motta – Le faccio un rapido riassunto del settore: l’editoria europea fattura 22 milioni 268mila euro, e può vantare 620.133 titoli fra nuove opere e nuove edizioni. Un ideale catalogo europeo ospita 3 milioni 959mila titoli, con la Gran Bretagna (un milione 125mila titoli), la Germania (un milione), la Francia (498mila) e l’Italia (491mila) ai primi posti.
Prima – Il colpo d’occhio è impressionante. Ma c’è sviluppo o crisi?
F. Motta – Non c’è crisi. I Paesi del Nord conoscono addirittura un incremento. Il dato di fatto è che i Paesi a più alto tasso tecnologico sono anche quelli con un maggiore indice di lettura. Ovviamente, i problemi esistono, due in particolare ai quali è legato il mio mandato: la fiscalità  e la tutela del diritto d’autore.