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17 dicembre 2008 | 0:00

Ricerche – e-Media. La mappa dei diritti tivù del calcio

Da ‘Prima comunicazione’, numero 386, Luglio-Agosto 2008


Questa prima ‘Market Map’ ha l’obiettivo di fornire al lettore elementi quantitativi e qualitativi per comprendere alcune differenze dei mercati dei diritti televisivi dei campionati di calcio nei cinque principali Paesi europei. Una seconda mappa, in corso di elaborazione, fornirà  un maggiore dettaglio sulla configurazione dei pacchetti dei diritti e su come questi sono concepiti nei diversi mercati-territori di riferimento.
L’obiettivo principale di questa mappa è fornire elementi per una comprensione, allo stesso tempo sintetica e analitica, di uno dei mercati più importanti dell’industria mediale. I contenuti sportivi rappresentano una quota importante dei ricavi delle industrie dei media e sono uno dei primi generi per volume d’affari nell’ambito dei mercati audiovisivi (televisione, videogiochi, Internet, telefoni mobili, home video, eccetera). In questa macroarea dei contenuti audiovisivi (cinema escluso), lo sport ha un peso superiore al 20% del totale del mercato ed è senza dubbio fra i generi di testa dell’intera industria del video.
   Nei Paesi europei il calcio è di gran lunga lo sport più giocato e seguito, e quello che genera il valore economico principale dell’intero mercato dei contenuti mediali di genere sportivo. Non c’è alcun altro ‘contenuto’ che occupa con maggiore continuità  e, sicuramente, intensità  l’attenzione del pubblico, settimana dopo settimana. Le sole giornate di un campionato di calcio nazionale sono 35 e a queste una parte consistente della pubblico dei media dedica quote importanti di attenzione e interesse.
Secondo una recente stima di Deloitte (maggio 2008), il valore totale del mercato del calcio – inclusi i diritti televisivi, i ricavi dagli spettacoli dal vivo e da sponsorizzazioni e da altre offerte commerciali – sarebbe stato di circa 14 miliardi di euro nel 2007. Le prime cinque leghe dei club di calcio presenti nei primi cinque Paesi Ue valgono poco più del 50% del totale del mercato del calcio europeo. I ricavi dei club aderenti a Ligue de Football Professionnel, Premiere League, Lega Calcio, Bundesliga, Liga de Fàºtbol Profesional, ammontano a circa 7 miliardi di euro.
Ma quali sono le condizioni di offerta che permettono alle competizioni presenti in questi cinque contesti nazionali (o meglio, nei quattro nazionali più l’Inghilterra, la cui Lega vale di fatto come nazionale) di essere vendute e di generare un valore crescente in una condizione di offerta sempre più efficiente? La mappa propone innanzitutto un confronto fra le diverse economie presenti nei singoli mercati-territori analizzati. In termini complessivi (i ricavi totali dei club), l’Italia si mostra come l’unico mercato a crescita ridotta, quasi nulla. Nella stagione 2000-2001, all’inizio del decennio, il valore dei diritti era pari a 1 milione 151mila euro. A fine stagione 2006-2007 era pari a 1 milione 163mila euro.
Sul versante dell’analisi comparata della legislazione e della regolamentazione la mappa mette in evidenza come l’Italia sembra caratterizzarsi per una maggiore instabilità  e incertezza del contesto di leggi e regole che definiscono offerta e domanda di diritti televisivi. In Italia, l’intervento del legislatore si è mostrato continuo, complesso e, in un certo senso, tortuoso oltre che, naturalmente, oggetto di forti contese fra le diverse controparti. L’Italia più di altri mercati-Paesi ha definito il mercato dei diritti televisivi del calcio tramite una serie di leggi e decreti e non attraverso un sistema di self regulation come è accaduto in altri mercati (Inghilterra, Germania). Qui tuttavia la Commissione europea è intervenuta con decisione spingendo gli operatori (le leghe titolari dei diritti) a ridefinire le proprie dinamiche d’offerta per renderle meno discriminanti nei confronti degli acquirenti. La cronaca di queste ultime settimane mostra che l’instabilità  del contesto regolamentare italiano sembra destinata a durare.