Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 372, Aprile 2007, di ‘Prima Comunicazione’


Il disegno di legge è stato depositato nel settembre scorso dal ministro della Giustizia Clemente Mastella, oggi piuttosto irritato per la lentezza con cui il Parlamento sta affrontando la materia.
L’intesa raggiunta tra maggioranza e opposizione due mesi fa in commissione Giustizia – su un testo di mediazione che aveva accolto anche le proposte presentate dal centrodestra – non ha retto alle recenti polemiche. L’opposizione ora vuole pene più severe per chi pubblica il contenuto d’intercettazioni coperte da segreto o raccolte illecitamente. In pratica, anziché l’arresto fino a 30 giorni e l’ammenda da 51 a 258 euro (come stabilisce oggi il codice penale), Alleanza nazionale chiede che i cronisti che pubblicano atti segreti siano puniti con sei mesi di carcere; e Forza Italia propone addirittura un anno, con multe fino a un milione e mezzo di euro.

Riforma del sistema radiotelevisivo – Ddl n. 1825 – Ci mancava soltanto la crisi di Telecom Italia a intralciare il cammino, già  di per sé molto accidentato, della legge Gentiloni. L’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi – dopo gli inviti arrivati da più parti (compreso il segretario dei Ds, Piero Fassino) per un suo intervento da imprenditore a tutela dell’italianità  dell’azienda che Tronchetti Provera ha messo sul mercato – ha colto l’occasione per puntare nuovamente il dito contro la riforma del sistema radiotelevisivo proposta dalla maggioranza, che ritiene fortemente punitiva nei confronti di Mediaset e delle sue possibilità  di crescita.

Riforma del conflitto d’interessi – Atto Camera n. 1318 – Con la presentazione di circa 250 emendamenti – depositati in gran parte dall’opposizione, ma anche dal governo – entra nel vivo alla commissione Affari costituzionali della Camera la discussione sul ddl che riforma la legge sul conflitto d’interessi approvata nella scorsa legislatura dal centrodestra. Dopo l’adozione del testo base – redatto dal presidente della commissione, il diessino Luciano Violante, relatore della legge – Forza Italia ha ribadito la sua ferma contrarietà  al provvedimento che modifica radicalmente la legge Frattini, tanto da proporre con alcuni emendamenti presentati dal suo deputato Gabriele Boscetto la soppressione di fatto di tutta la nuova normativa.


Diritti televisivi delle partite di calcio e basket – Legge delega n. 1269 – L’aula del Senato la esaminerà  alla ripresa dei lavori dopo le vacanze pasquali, e non si prevedono grandi difficoltà  per il via libera alla legge delega proposta dal governo che centralizza la vendita dei diritti televisivi delle partiti di calcio e di basket, sottraendola alle singole squadre e affidandola alla Lega calcio che ne ripartirà  poi gli utili. Il provvedimento dovrà  poi tornare all’esame della Camera, viste le modifiche apportate dalle commissioni Lavori pubblici e Istruzione del Senato che l’hanno esaminato in sede congiunta.

Legge per il cinema – Pdl n. 2303 – Mentre al Senato prosegue l’indagine conoscitiva sullo spettacolo dal vivo – propedeutica alla presentazione di un provvedimento di legge che il governo ha affidato all’iniziativa parlamentare – il 28 febbraio a Montecitorio Gabriella Carlucci, responsabile spettacolo di Forza Italia, ha presentato la sua proposta di legge in favore del cinema italiano, che ha subito ottenuto il plauso di produttori ed esercenti, ma anche della Margherita. La proposta ha il suo punto di forza nel ‘tax shelter’, cioè nella detassazione delle imprese allo scopo di favorire il reinvestimento degli utili. Secondo Carlucci la norma – “A patto che non si tramuti in evasione fiscale”, sottolinea la deputata – libererebbe circa 200 milioni di euro all’anno che darebbero una boccata d’ossigeno alla produzione cinematografica.
Gli altri cinque punti della sua proposta di legge prevedono: la riduzione dell’Iva sui prodotti editoriali audiovisivi; la stabilizzazione della quota cinema del Fus, il Fondo unico dello spettacolo, ad almeno il 25% del totale (ora è al 18%); l’allungamento reale della stagione cinematografica al periodo estivo; la promozione della distribuzione cinematografica ad alta definizione.


(le cronache parlamentari sono state chiuse il 6 aprile)

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