Scelte del mese

17 dicembre 2008 | 0:00

Rubriche – Lettera da Parigi. Courbit sfida Berlusconi e De Mol per conquistare Endemol

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 372, Aprile 2007, di ‘Prima Comunicazione’


Quando, una quindicina di anni fa, incontrai per la prima volta Stéphane Courbit, il 41enne presidente di Endemol Francia che sta dando la scalata alla società  messa in vendita da Telefà³nica per 2,7 miliardi di euro, non pensavo certo che il giovane produttore televisivo che sarebbe stato più tardi soprannominato ‘il piccolo principe dei media’ potesse diventare un Re Mida del piccolo schermo. Ma che si trattasse di una persona di grandi capacità , ambizioni e senso del business era già  chiaro.
Adesso Courbit, che conosce Endemol come le sue tasche essendo stato nel 1998 il cofondatore della filiale francese, sta sfidando niente meno che Silvio Berlusconi e il fondatore John de Mol, assistiti da Mediobanca e Goldman Sachs e forse alleati con Disney, per il controllo della società  di produzione televisiva creata nel 1994 da de Mol e Joop Van den Ende, e da essi rivenduta a Telefà³nica nel 2000 per 4,79 miliardi di euro. Con quei quattrini, che rappresentano quasi il doppio dell’attuale valorizzazione di Endemol, John de Mol è diventato l’uomo più ricco dei Paesi Bassi e il candidato al quale Telefà³nica ha meno voglia di vendere la società  a un prezzo così lontano dalla valorizzazione di sette anni fa.
Potrebbe essere proprio questa la principale carta in mano agli altri candidati all’acquisto – si parla di De Agostini e del fondo Apax Partners – e allo stesso Courbit, se anch’egli non fosse inviso a Telefà³nica per aver incassato solo lo scorso anno una plusvalenza di 450 milioni per la vendita al gruppo spagnolo di Endemol Francia. Eppure, il manager francese conserva tutte le sue chance. Alleato al fondo di investimento Pai, che è pilotato da Jean d’Arthuis, ex manager di M6, la rete che ha lanciato la ‘real tv’ in Francia, Courbit ha ricevuto l’appoggio di Bernard Arnault, il patron del polo del lusso Lvmh, di recente indicato da Forbes tra i dieci uomini più ricchi del mondo. E anche se la partecipazione di Arnault – circa 30 milioni – resta per ora poco più che simbolica, questa alleanza potrà  pesare. Così come peserà  l’eccezionale redditività  della filiale francese di Endemol, che realizza il 20% dei profitti mondiali della società  e il 15% del fatturato. Inoltre Courbit è considerato da Tf1 un interlocutore indispensabile al punto che, nell’attesa di sapere a chi apparterrà  in futuro Endemol, la prima rete francese rifiuta di discutere del prolungamento del contratto di fornitura di programmi che scade alla fine del 2008.
Insomma, anche se non parte favorito, il presidente di Endemol Francia – che ha già  dichiarato: “Se torna de Mol, io me ne vado” – può ancora giocare le sue carte. Soluzione tra un mese, quando Telefà³nica avrà  fatto la sua scelta.


Roularta va in Borsa
Prevista per il 2008, la quotazione di Roularta alla Borsa di Parigi sarà  senz’altro anticipata al giugno di quest’anno, subito dopo le elezioni presidenziali. La società  belga, che nel 2006 ha acquistato il gruppo Express-Expansion da Serge Dassault per 212 milioni di euro, ha già  avviato la maggior parte delle iniziative di ristrutturazione che dovranno portare la filiale francese ai livelli di redditività  richiesti dal suo presidente Rick de Nolf, cioè il 10% del fatturato.
Lo scorso anno il gruppo Express è rimasto ben lontano dall’obiettivo: 10 milioni di risultato operativo su 200 di fatturato, vale a dire la metà  di quanto richiesto. Quest’anno dovrà  darsi da fare, e per svariati motivi: la raccolta pubblicitaria, specie per la stampa periodica, è assai stracca, come sempre negli anni elettorali; i margini di manovra sui prezzi in edicola sono stretti, poiché le vendite dell’Express si stanno appena riprendendo dopo due anni di fiacca, e la volontà  di de Nolf di aumentare il prezzo di copertina da 3 a 4 euro (“In fin dei conti”, si lamenta l’azionista belga, “è il prezzo di Der Spiegel in Germania”) potrebbe rivelarsi un autogol. Infine Roularta France dovrà  assorbire e neutralizzare le perdite del mensile di cinema Studio (che è stato acquisito a parte) nonché del city magazine gratuito A nous Paris. In perdita di 1,5 milioni nel 2006, A nous Paris sarà  partecipato dal gruppo Spir-Ouest France, che ha una grande esperienza nella stampa gratuita. Un mercato che Roularta e de Nolf non intendono affatto abbandonare.


Con il suo quotidiano Springer punta a un milione di copie
Il declino dei quotidiani viene considerato inarrrestabile? Eppure c’è ancora chi investe in questo settore, e con un progetto molto ambizioso. In Francia il gruppo tedesco Springer conferma per il prossimo autunno – o forse prima – il lancio di un quotidiano popolare ispirato alla sua Bild Zeitung, 3,7 milioni di copie vendute. “Ma non riprodurremo il modello tedesco delle tre esse: sport, scandali e sesso”, annuncia Robin Leproux, l’ex manager delle attività  radiotelevisive di Bertelsmann in Francia al quale Springer ha affidato il compito di pilotare il lancio. “I gusti del pubblico francese sono diversi, e ne terremo conto. Sarà  un giornale di politica, cronaca, sport e ‘people’, ma con un tono molto, molto innovativo”
 Innovativo sarà  anche il prezzo, 50 centesimi, molto inferiore a quello degli altri giornali compreso Aujourd’hui en France, il quotidiano del gruppo Amaury venduto a 85 centesimi, unica testata nazionale le cui vendite in edicola aumentano pur rimanendo al di sotto delle 200mila copie. Leproux annuncia un obiettivo di 500mila copie al lancio e di un milione più tardi. Diffusioni che la stampa francese a dimensione nazionale non conosce più da circa trent’anni, quando erano appannaggio di France Soir. È pur vero che Springer investirà  nel progetto 120 milioni, di cui 60 nel primo anno. Ma viste le ambizioni non sembrano affatto troppi.