Televisione – W l’Italia. Le inchieste di Riccardo Iacona

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 372, Aprile 2007, di ‘Prima Comunicazione’


Iacona spiega come gli è saltato in mente di raccontare la politica in Italia, oggi, partendo da quanto ha visto a Catanzaro o Reggio Calabria a maggio dell’anno scorso. “Ero rimasto colpito dal risultato elettorale delle politiche”, afferma, “da questa vittoria del centrosinistra per 24mila voti e dagli effetti di questa legge elettorale, che per la prima volta vedeva eletti dei parlamentari che non erano stati votati, ma designati dai partiti. Mi interessava l’invadenza dei partiti e avevo pensato di partire, con l’inchiesta, dalle nomine dei primari in Campania per poi risalire al Nord. Poi mi sono reso conto che a Catanzaro stava succedendo una cosa pazzesca: alle amministrative c’era un candidato ogni 70 elettori e due candidati sindaci al ballottaggio che avevano completamente sconvolto le appartenenze di schieramento, con quello del centrosinistra ufficiale appoggiato da An e l’altro candidato sindaco ex Udc sostenuto da un ex sottosegretario dei Ds passato all’Italia dei valori, da fuorusciti dei Comunisti italiani e da un personaggio che una volta stava nell’Msi e adesso è il capo dell’Udeur”.
“Sì, lavoriamo sulla dimensione tempo”, aggiunge Iacona. “Lasciando il cantiere aperto per aggiornare le cose. Non lo fa nessuno, ma io credo sia una modalità  narrativa di grande potenzialità . Non bruciamo il racconto sull’altare dell’attualità  e questo permette che il sistema politico non ammazzi o neutralizzi quello che mostriamo. Per realizzare le tre puntate di ‘Pane e politica’ ci abbiamo messo nove mesi. Però ho l’orgoglio di dire che non sembrava, per niente, un prodotto inattuale o invecchiato. Ho deciso ‘scientificamente’ di occuparmi di Catanzaro, per via di questo spappolamento della politica, perché era la città  dove ogni elettore aveva un parente candidato e perché quello che proponevano i partiti non aveva importanza. Anzi, i partiti non proponevano proprio niente. Erano solo marchi delle cordate che sostenevano i candidati”.
Rispetto al suoi rapporto con la Rai, Iacona ha dichiarato a Prima: “In Rai mi fanno lavorare. Però, dopo l’editto bulgaro di Berlusconi e la chiusura di ‘Sciuscià ‘ mi hanno tenuto per due anni chiuso in una stanza a far niente. Ho fatto causa per mobbing e l’ho vinta. Quando Michele (Santoro: ndr) si è candidato al Parlamento europeo, sono andato dal direttore di Raitre Paolo Ruffini, gli ho proposto la serie di ‘W l’Italia’ e siamo partiti con l’esperimento. Oggi posso dire che il mio rapporto con l’azienda è ottimo, anche se vorrei una Rai più vivace, che iniziasse a ragionare sulla base di criteri di professionalità  e di vero servizio pubblico. Se lo facesse almeno al 60% sarebbe una gran cosa”.

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