Televisione – Roma Fiction Festival. In programa dal 2 al 7 luglio

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 372, Aprile 2007, di ‘Prima Comunicazione’


Del festival internazionale della fiction che si svolgerà  a Roma dal 2 al 7 luglio si sapeva poco o niente, ma è bastato che Piero Marrazzo, il presidente della Regione Lazio, comunicasse di voler organizzare un grande show a Roma sulla fiction nostrana e internazionale perché si scatenassero polemiche e critiche: è una iniziativa ludico-sprecona, di bulimia romana acchiappa tutto, e via cianciando.
Certo i soldi in ballo per il festival della fiction sono tanti, circa 6 milioni di euro; e un festival è una bella macchina di relazioni e di potere, quindi si può capire il malumore di chi è stato tagliato fuori. Ma cosa bolle veramente nella pentola di quello che è stato battezzato Roma FictionFest? E chi sono gli uomini al comando?
Il festival della fiction di Roma è il prodotto di diversi interessi e ambizioni. Innanzitutto quelli dei produttori televisivi, riuniti nell’Apt, che da tempo cercavano un’occasione per celebrare il prodotto fiction diventato negli ultimi anni un fenomeno della televisione, superando per fatturato e audience anche l’intrattenimento. I produttori Adriano Ariè, oggi scomparso, e Carlo Bixio ci avevano già  provato nel 2001 con il Venice International Tv Festival, una piccola manifestazione organizzata con Felice Laudadio, allora direttore dimissionario della Mostra del cinema di Venezia, e Venezia Fiera. Ma l’iniziativa senza l’ossigeno finanziario necessario non sopravvive alla prima edizione. Ariè e Bixio però non rinunciano al progetto. La partita si riapre quando Piero Marrazzo, noto giornalista della Rai, eletto governatore del Lazio, sulle orme del sindaco di Roma Walter Veltroni sceglie l’audiovisivo come uno dei settori strategici su cui puntare. E mentre vara la Film commission e le misure a sostegno delle produzioni si innamora dell’idea del festival, ne parla con Bixio, che sta trattando il suo progetto di festival con la Regione Lombardia e con alcuni imprenditori milanesi, e lo convince a trasferirlo a Roma promettendo un impegno finanziario vicino ai tre milioni di euro.

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