Personaggi – Oreste Flamminii Minuto. Il rompicoglioni

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 372, Aprile 2007, di ‘Prima Comunicazione’


L’avvocato Oreste Flamminii Minuto, ex presidente della Camera penale di Roma, da quattro decenni denuncia le misure sempre più reazionarie che colpiscono l’informazione. Ora, dopo lo scandalo Vallettopoli, il caso Sircana e il disegno di legge del ministro della Giustizia Mastella che vieta la pubblicazione delle intercettazioni e prevede il carcere per i giornalisti, lancia ancora una volta l’allarme.
“In questo Paese ci abbiamo messo sessant’anni per far riconoscere un principio elementare, e cioè che nell’intervista l’intervistatore è esente da pena e chi risponde dell’eventuale diffamazione è l’intervistato”, sottolinea Oreste Flamminii Minuto. “Ma ancora oggi le norme esistenti non permettono all’informazione di espletare la sua funzione: formare e informare la pubblica opinione, come ha detto la Corte costituzionale e ripetuto la Cassazione”.
La legge sulla privacy, ad esempio, per l’avvocato Flamminii Minuto più che una legge è un editto: “È vero che il regolamento deontologico della privacy è stato approvato dai giornalisti e dal garante della Privacy”, spiega nell’intervista a Prima, “ma se non ricordo male i giornalisti presentarono un documento, il garante della Privacy lo modificò e introdusse questa storia dell’essenzialità  dell’informazione che è secondo me una delle cose più opinabili che esistano. Rispetto a cosa la notizia deve essere essenziale? Chi lo stabilisce quando è essenziale o meno?”.
 “E poi siamo proprio sicuri che l’Ordine sia a tutela dei giornalisti? Io credo che l’Ordine più che tutelare i giornalisti ha tutelato una sorta di buon nome del giornalista inteso in maniera conservatrice e reazionaria”, osserva l’avvocato Flamminii Minuto.
“Cosa vuol fare ora Clemente Mastella appoggiato da alcuni avvocati-deputati? Vuole che tutto sia segreto fino alla fine delle indagini. Toglieranno la oblabilità  (ossia la possibilità  di pagare una sanzione economica) e commineranno una punizione severa con tre, quattro anni di prigione per i giornalisti. E’ possibile che nessuno capisca che questo è peggio di un regime dittatoriale?”, continua Flamminii Minuto.
Ma il giornalista deve avere dei limiti nell’esercizio dell’informazione? “Gli unici limiti ammissibili sono quelli fissati in America, dove finisce con condanna solo il 3% delle cause per diffamazione: la notizia deve essere vera e provata, il giornalista deve poter usufruire delle fonti di informazione e tutelarle adeguatamente”, sostiene l’avvocato Flamminii Minuto. “E nei Paesi anglosassoni le associazioni giornalistiche sono severissime sotto il profilo deontologico nei confronti di chi non fa il proprio lavoro e pubblica notizie false con l’intenzione di ledere. In Italia succede tutto il contrario, qui ci sono i consigli dell’Ordine che sono più realisti del re, ossia della magistratura”.

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