Quotidiani – Repubblica. Intervista a Pisapia su stampa e veleni

L’articolo riprodotto su Primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 365, Setttembre 2006, di ‘Prima Comunicazione’


Gli scandalosi rapporti fra gli uomini dei servizi e alcuni giornalisti rivelati dall’inchiesta sul caso Abu Omar, l’imam fondamentalista rapito per strada a Milano nel 2003, “mettono in discussione il ruolo e l’autonomia della stampa e lo stesso diritto all’informazione”, dice Giuliano Pisapia, avvocato, giurista ed ex parlamentare di Rifondazione comunista.
“Quello che è emerso non è soltanto una situazione di dipendenza del giornalista da fonti istituzionali diverse – magistratura e servizi segreti, in primis – ma un vero e proprio scambio di favori finalizzato non a informare ma a disinformare i cittadini, somministrando versioni ad hoc dei fatti di volta in volta a favore dell’operato dei servizi, della magistratura o di altri soggetti”, dice Pisapia.
“I giornalisti, obiettivamente, si sono trovati stritolati fra la necessità  di fare informazione e un conflitto fra soggetti istituzionali che ha portato a una specie di militarizzazione delle testate. O di qua o di là , ma sempre con la stessa logica: ci si abbevera a una sola fonte”, osserva Giuliano Pisapia.
“D’altronde questi sono gli esiti di una storia lunga, iniziata al tempo di Mani pulite. E’ allora che il giornalismo d’inchiesta, praticamente, smette di esistere e si genera la distorsione della dipendenza da una sola fonte”, sostiene Pisapia. “E ai giornalisti importa molto di più uscire prima possibile, ‘bruciando’ gli altri, piuttosto che verificare o sviluppare una propria indagine o una propria ricerca. È quella che io chiamo la sagra dei verbali. E che si sviluppa e dilaga anche se la pubblicazione dei verbali è tuttora un reato”.
“Io sono perché si punisca severamente chi viola il segreto d’ufficio, ovvero i pubblici ufficiali, estendendo l’obbligo di riservatezza anche agli avvocati. E sono anche convinto che punire giornalisti e direttori di testata non sia efficace, come deterrente”, dichiara Giuliano Pisapia. “Sono, e non da oggi, per una sanzione pecuniaria immediata e consistente nei confronti dell’editore delle testate che pubblicano illecitamente atti giudiziari. Una sanzione proporzionale alla diffusione, di cui parte si possa utilizzare come risarcimento a soggetti estranei alle indagini o innocenti che hanno ricevuto danni”.

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