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17 dicembre 2008 | 0:00

Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

L’articolo riprodotto su www.primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 356, Novembre 2005, di  ’Prima Comunicazione’

Sono di conseguenza decaduti tutti gli emendamenti presentati dall’opposizione. Nulla o poco è cambiato rispetto al testo originariamente disposto per il settore editoria, mentre ritocchi sono stati fatti per l’emittenza locale e per il Fondo unico dello spettacolo i cui tagli sono stati ridotti da 160 a 60 milioni di euro. Confermato inoltre il taglio dal 2007 agli stanziamenti per l’Autorità  di garanzia nelle comunicazioni (Agcom), che dovrà  essere sostenuta dagli stessi soggetti che controlla: un’aberrazione, sostengono dall’Agcom e dall’opposizione.
Il maxi emendamento soddisfa le emittenti radiotelevisive locali per il recupero di 30 milioni di euro tagliati nella stesura originaria del testo. Con il provvedimento presentato ora dal governo i contributi in favore dell’emittenza locale tornano a 99,5 milioni di euro stanziati l’anno scorso. A lamentarsi è soprattutto il mondo dell’editoria: il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non ha infatti voluto recepire nel maxi emendamento le correzioni proposte dalla stessa maggioranza con l’accordo dell’opposizione.

CONTRIBUTI AL SETTORE CINEMA – ATTO CAMERA N. 6147, approvato dal Senato – Decaduto a causa dell’ostruzionismo dell’opposizione sulla legge elettorale, il decreto con cui il governo intendeva procedere all’erogazione dei fondi statali a sostegno del settore cinematografico – correggendo la normativa giudicata dalla Corte costituzionale in contrasto con la riforma del titolo V della Costituzione – non è stato inserito nella Finanziaria, bensì recepito in un provvedimento che con il concorso di tutte le forze politiche ha ottenuto la procedura d’urgenza. La commissione Istruzione del Senato lo ha approvato in sede legislativa, senza cioè passare all’esame dell’aula.

LEGGE QUADRO PER LO SPETTACOLO DAL VIVO – ATTO CAMERA N. 587 – La Camera ha avviato la discussione generale sul testo unico che disciplina il settore dello spettacolo, approdato all’esame dell’aula dopo oltre quattro anni di discussione e contrasti in commissione Cultura. Il relatore del provvedimento, Guglielmo Rositani (An), nella sua relazione generale del 17 ottobre ha ricostruito tutte le fasi che hanno portato al testo deliberato, formato da ben 20 articoli: “Una normativa che mette fine a sessant’anni di sprechi di denaro pubblico a scopi clientelari”, ha sottolineato Rositani.

INTERCETTAZIONI – DDL N. 3612 – Varato dopo il caso Fazio per contrastare abusi nell’uso delle intercettazioni telefoniche, il provvedimento è approdato dopo un mese dal suo licenziamento in consiglio dei ministri all’attenzione della commissione Giustizia del Senato che, comunque, ancora non lo ha messo all’ordine del giorno della discussione. Nonostante l’eco che ha avuto sui media e soprattutto in trasmissioni televisive, il provvedimento non è dunque ancora legge dello Stato e – visti i pochi giorni effettivi di attività  legislativa prima dello scioglimento delle Camere – difficilmente lo diventerà . Ed è con allarme che il mondo dell’informazione lo ha accolto. Oltre a tutelare chi viene intercettato e chi è estraneo ai controlli e a definire con maggiore precisione gli ambiti in cui possono essere disposte le intercettazioni telefoniche e ambientali, il provvedimento dedica un’ampia parte alla pubblicità  degli atti del fascicolo del pubblico ministero e del difensore. Ed è quest’ultimo aspetto che preoccupa i giornalisti.

INTERROGAZIONI E INTERPELLANZE – CONFLITTO D’INTERESSI PER LA FAMIGLIA BERLUSCONI – Con una interrogazione al ministro delle Comunicazioni, Mario Landolfi, il senatore della Margherita Luigi Zanda lo invita a segnalare all’Agcom la violazione della legge sul conflitto d’interessi da parte del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Infatti l’azienda che produce decoder per il digitale terrestre è controllata dal fratello, Paolo Berlusconi, che attraverso la finanziaria Pbf srl detiene il 51% di Solari.com, principale distributore in Italia dei decoder digitali Amstrad del tipo Mhp. Nell’interrogazione si fa riferimento anche al passaggio dall’analogico al digitale in Sardegna e in Valle d’Aosta, fissato per il 31 gennaio 2006; e ai contributi statali stanziati dalle ultime leggi finanziarie per incentivare l’acquisto dei decoder. Inoltre si sottolinea che la società  controllata da Paolo Berlusconi ha cominciato a occuparsi di decoder nel gennaio 2005, proprio quando è stato lanciato il servizio pay per view Mediaset Premium, e che il suo fatturato in soli sei mesi è raddoppiato arrivando a 14 milioni di euro. “Al di là  del suo valore economico, la vicenda è molto grave”, spiega Zanda, che firma l’interrogazione assieme ad altri senatori del centrosinistra. “È una palese violazione della legge sul conflitto d’interessi, secondo la quale il conflitto esiste anche quando l’atto o l’omissione del presidente del Consiglio ha incidenza sul patrimonio del coniuge o dei parenti entro il secondo grado”. Come un fratello, appunto.

(Le cronache parlamentari sono aggiornate al 10 novembre)