Televisione – Auditel. Si mette in forma

L’articolo riprodotto su www.primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 356, Novembre 2005, di  ‘Prima Comunicazione’


Auditel toglie alla Agb Nielsen Media Research la ricerca per l’identificazione delle famiglie dei meter, e si avvicina a Barb, l’Auditel inglese. Ma Agb è
della Wpp di Sorrell che s’è messo contro Murdoch. E poi c’è Sky, c’è l’Autorità  sulle comunicazioni, c’è addirittura Ciampi. Insomma, un gran casino
Davvero tutto sta evolvendo velocemente nel sistema televisivo se persino Auditel, un orticello chiuso e bloccato da vent’anni, dà  segni di movimento. La novità  è che Auditel ha tolto ad Agb la ricerca per l’identificazione delle famiglie del campione e l’ha girata all’Ipsos. Non è un banale giro di valzer tra istituti di ricerca perché Agb Nielsen Media Research, leader mondiale dei people meter, dall’85 gestisce tutto il sistema operativo della misurazione delle audience televisive: i meter, le famiglie, il campione, le macchine e la manutenzione e le elaborazioni quotidiane dei dati d’ascolto. Certo Auditel è l’ente certificatore dei dati, ma di fatto una sola mano, per quanto affidabile come Agb, controllava tutte le chiavi di un giocattolo che sposta una montagna di quattrini: 6mila miliardi di vecchie lire, tanto valgono gli investimenti pubblicitari in televisione.
Ora, dividendo le attività  del meter dalla campionatura, Auditel si adegua al più trasparente modello dell’Auditel inglese, il Barb. Ma che cosa lo ha spinto a una scelta che è stata molto ponderata e molto combattuta?
È successo che Agb è finita nei tentacoli di Wire and Plastic Products (Wpp) che nell’estate del 2004 ha scalato il 50% della società  e ora la controlla pariteticamente insieme a Nielsen Media.
L’ingresso in campo dei colossi di Wpp ha fatto scattare l’allarme rosso in Auditel. Wpp non è un gruppo qualsiasi, è il gruppo inglese di Martin Sorrell che in pochi anni è diventato un colosso mondiale della comunicazione ingoiando con una valanga di acquisizioni agenzie, centri media e istituti di ricerca di mezzo mondo. È un gigante che vale 6,4 miliardi di fatturato. In Italia, poi, Wpp ha consolidato velocemente una situazione di strapotere che fa impallidire qualsiasi altro gruppo.
Attraverso GroupM, al quale fanno capo quattro importanti centri media con un portfolio di clienti leggendario, controlla direttamente o indirettamente quasi il 40% della spesa pubblicitaria totale.

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