Personaggi – Pietro Ichino. Professore scomodo

L’articolo riprodotto su www.primaonline.it è un estratto di quello pubblicato nel numero 356, Novembre 2005, di  ‘Prima Comunicazione’


“Non è stata la lobby degli assicuratori a bloccare la riforma del Tfr. La riforma si è bloccata perché i protagonisti si sono improvvisamente accorti che la soluzione da loro concordata cozzava contro la legge delega”. Dichiara il professor Pietro Ichino, docente di Diritto del Lavoro alla Statale di Milano ed editorialista del Corriere della Sera. Ichino, che nell’intervista pubblicata su ‘Prima Comunicazione’ affronta i temi dell’informazione sul lavoro, dichiara a che sulla riforma del Tfr “è mancata quasi totalmente un’informazione precisa, o almeno di buona qualità “. “Un’eccezione è il sito Internet Lavoce.info”, aggiunge, “ma è una voce piccola, non certo di massa. Il lettore che non sia particolarmente addentro nella questione non è stato informato del fatto che la legge delega risolve in modo netto la questione più discussa: impone, cioè, la regola sgradita ai sindacati della cosiddetta ‘portabilità ‘ del contributo aggiuntivo del datore del lavoro in qualsiasi fondo, anche gestito dalle assicurazioni o dalle banche. Ne consegue che la soluzione concordata dai sindacati e dalla Confindustria con il ministro Maroni, nel senso della “non portabilità “ del contributo, non è praticabile se non si cambia la legge-delega. A bloccare la riforma, dunque, non è stata affatto la lobby degli assicuratori, che non avrebbe mai avuto la forza di fermare un accordo tra Cgil,Cisl e Uil, Confindustria e ministro del Lavoro. La riforma si è bloccata perché i protagonisti si sono improvvisamente accorti che la soluzione da loro concordata cozzava contro la legge delega”. Ichino ironizza sulle ricostruzioni giornalistiche seguite alla riunione del consiglio dei ministri che ha arrestato l’iter della riforma: “Tutto un teatrino, che i politici e i massimi dirigenti sindacali hanno potuto permettersi solo perché la stampa non ha chiarito i termini della questione”, dichiara a Prima. “Il mio articolo sul Corriere della Sera, poi quello su lavoce.info, evidentemente sono stati letti soltanto dalle due Commissioni parlamentari che hanno bloccato la bozza Maroni. Comunque, nessun giornalista si è preso la briga di controllare questo dato decisivo e spiegarlo ai lettori. È un dato, non un opinione: la bozza Maroni è indiscutibilmente incompatibile con il contenuto della delega. A dimostrarlo c’è il blocco della riforma. Può anche essere che il Governo vari il testo Maroni così com’è, per salvare la faccia, sperando che nessuno capisca che cosa sta accadendo; ma allora prima o poi sarà  la Corte costituzionale ad abrogarlo per contrasto con la delega”.

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