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17 dicembre 2008 | 0:00

Servizio di copertina – Raffaele Fiengo. Il rompiballe prezioso

(Prima Comunicazione – numero 352 – Giugno 2005)  Stando almeno alla carta d’identità , l’indiscusso protagonista di oltre trent’anni di storia non solo sindacale del più importante quotidiano italiano compirà  65 anni il 1° luglio – è nato nel 1940 a Cambridge nel Massachusetts (Usa) dove ha vissuto fino a nove anni – raggiungendo quindi la soglia per la pensione di vecchiaia. Una frase ricca di parole invecchiate e fuori moda che non vanno d’accordo con il leader dei giornalisti del Corsera che in queste settimane ha dato un’altra prova del suo fiuto politico motivando come azione a difesa dell’indipendenza del Corriere contro la scalata di Ricucci alla proprietà  del giornale lo sciopero del 21 maggio, determinato in realtà , al 99%, da questioni interne al quotidiano (gli organici, l’organizzazione del lavoro, le indennità  in previsione dell’edizione full color). In effetti, vecchiaia stona col personaggio Fiengo che, come un leone felice di poter girare ancora in quella gabbia, ha percorso negli ultimi giorni i corridoi della sede milanese di via Solferino spiegando i risultati della trattativa con Vittorio Colao, amministratore delegato di Rcs MediaGroup, e Aldo Bisio, direttore generale dei quotidiani del gruppo, ai quali il Cdr è riuscito a far sottoscrivere l’assicurazione che non è obiettivo dell’azienda tagliare gli organici del Corriere. Un impegno pesante, perché l’editore aveva appena sconfessato l’accordo raggiunto dal Cdr e da Paolo Mieli, all’indomani del suo ritorno alla direzione, che fissava l’organigramma di redazione a 371 unità  (attualmente lavorano al quotidiano 362 giornalisti, di cui 350 articoli 1 e 12 contratti a termine).  Tolto di mezzo l’ostacolo principale all’uscita programmata per il 14 luglio della nuova edizione tutta a colori del Corriere e con un formato più piccolo (uguale a quello della Gazzetta dello Sport, attualmente in edicola), rimangono sul tavolo alcuni aspetti relativi ai turni, all’organizzazione e alle indennità , ma soprattutto “la questione di fondo sul futuro del giornale e sulla sua qualità ”, colonna sonora negli ultimi dieci anni dell’asfissiante pressing di Raffaele Fiengo a direttori giornalistici e amministratori delegati che si sono succeduti al Corriere e in Rcs. “Certo, come tutti i totem del sindacato, anche Fiengo – anzi, soprattutto lui – è diventato bersaglio fin troppo facile di ironie e di attacchi: dal ‘giornalista che non scrive mai’, all”autonominato direttore ombra del Corriere’. E quindi anche la sua preoccupazione per la qualità  e per la valorizzazione di tutte le risorse giornalistiche sembra un tormentone funzionale al mantenimento di un potere”, commenta un giornalista anonimo del Corriere. “Certo, Raffaele ha avuto nel bene e nel male potere, ma sempre nel bene e nel male è riuscito a interpretare gli umori della redazione. E nel discorso sulla qualità  e la professione ha raccolto ed elaborato le frustrazioni e le aspettative di tre generazioni di giornalisti che hanno lavorato in via Solferino”.

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Nella foto, Raffaele Fiengo