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17 dicembre 2008 | 0:00

Comunicazione e pubblicità  – Unione Europea. Intervista a Franco Frattini

(Prima Comunicazione – numero 351 – Maggio 2005) Alle soglie del referendum francese sulla Costituzione europea del 29 maggio prossimo, Franco Frattini, vice presidente della Commissione, è molto preoccupato e non fa nulla per nasconderlo: “Se la Francia dovesse bocciare la Costituzione, il processo di integrazione europea sarà  completamente bloccato. Forse ne riparleranno non tanto i nostri figli, ma i nostri nipoti”. Nonostante gli ultimi sondaggi diano un recupero del sì, tutto si gioca sul filo di lana. Ma la posta in gioco è alta. “Per questo”, racconta Frattini, “sto conducendo una forte campagna di comunicazione. Perché per le questioni di cui mi occupo l’esito del voto farà  veramente la differenza. Se passa la Costituzione, la Commissione potrà , per esempio, decidere a maggioranza, e non all’unanimità  come è oggi, sui grandi temi della sicurezza e dell’immigrazione. Avremo anche l’Europol, una struttura di coordinamento significativa. E una strategia di tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, a cominciare dai processi”. Le sue deleghe da commissario sono di quelle che scottano: Affari interni e Giustizia. E cioè la sicurezza e i diritti civili. Dal mandato di cattura europeo al controllo delle frontiere europee: tutti temi al centro dell’agenda politica di ogni Stato membro. Lui è soddisfatto dei risultati che nonostante i soli sei mesi di incarico è riuscito a conseguire anche se, aggiunge, “in pochi se ne sono accorti”. Colpa della Commissione che non sa comunicare, dice, ma anche dei media che preferiscono le notizie più scabrose (che per altro non mancano) a quelle positive. Che quello dell’inefficienza della comunicazione fosse un problema da risolvere, il presidente José Manuel Barroso lo ha capito fin da subito, tanto da affidare alla vice presidente Margot Wallstrà¶m una delega dedicata proprio alla Comunicazione. La commissaria svedese si è subito messa al lavoro, organizzando studi e seminari, e a giugno dovrebbe essere pronta la bozza per riorganizzare l’intero settore, mentre si prevede addirittura di indire un concorso europeo per comunicatori di professione. “Segno di come questa Commissione preferisca un approccio più politico che burocratico”, sottolinea Frattini in polemica con la precedente Commissione Prodi. E aggiunge: “Speriamo che non sia troppo tardi”. Il 14 aprile scorso si è fatto il punto della situazione: tutti e 24 i commissari hanno ascoltato, in un seminario a porte chiuse organizzato a Bruxelles, la relazione con cui la Wallstrà¶m ha illustrato le tre principali strategie della nuova comunicazione che riguardano il ‘Listening’ (la comunicazione è dialogo e non una strada a senso unico); l”Explaining’ (è necessario deburocratizzare il linguaggio) e il ‘Contacting to citizens’ (bisogna stabilire una connessione attiva con i cittadini, scegliendo argomenti di interesse, selezionando il target di riferimento e definendo la comunicazione in base alle singole realtà  locali invece di un approccio unico buono per tutti). Franco Frattini ha recentemente ribadito il suo pensiero sul Sole 24 Ore. “Qualsiasi documento europeo è illeggibile, ricco com’è di sigle e di un lessico comprensibile soltanto agli addetti ai lavori”, ha scritto sulla prima pagina del quotidiano economico-finanziario del 26 aprile. “Dobbiamo invece abituarci a tradurre il linguaggio burocratese in uno più comprensibile. Se si aggiunge poi che la complessità  delle istituzioni europee è inevitabilmente nemica della semplificazione di cui i media hanno bisogno, si capisce perché occorre una nuova comunicazione”.

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Nella foto, Franco Frattini