Opinioni – Claudio Biasin. Spento il faro dell’Islam radicale

(Prima Comunicazione – numero 351 – Maggio 2005) Schermo nero per Al-Manar, la tivù satellitare degli Hezbollah libanesi di recente messa al bando in Europa e negli Stati Uniti. Il 13 dicembre Parigi gli ha negato l’accesso al satellite francese Eutelsat, negando un’autorizzazione concessa appena 20 giorni prima. Poco dopo, il 17 dicembre, gli Stati Uniti l’hanno iscritta nella lista nera delle organizzazioni terroristiche, spegnendo le sue antenne in tutto il territorio federale. A marzo, è stata l’Autorità  sulle telecomunicazioni dell’Unione europea a oscurare nei 25 Stati membri questo faro dell’islam radicale (Al-Manar in arabo significa appunto faro). A Beirut, nel quartier generale di Al-Manar – un edificio nel sud sciita della capitale, posto sotto stretta protezione delle milizie Hezbollah – il direttore Hassan Fadlallah non si dà  per vinto. “Combatteremo con tutti i mezzi legali contro queste decisioni”, dice. “Con la scusa della lotta al terrorismo, si vuole ridurre al silenzio ogni voce che critica Israele e difende la causa palestinese”. Gli studi sono moderni. Tecnologie occidentali usate contro l’Occidente. I giornalisti scrivono i loro articoli al computer, la conduttrice, col velo islamico che incornicia completamente il volto, legge il giornale sul ‘gobbo’. Nella programmazione quotidiana, c’è spazio anche per due appuntamenti con l’informazione in lingua inglese e francese. Ma dopo la messa al bando, restano nel cassetto gli ambiziosi progetti di conquista dell’audience occidentale. “Avevamo in preparazione”, dice Fadlallah, “programmi per metterci al passo con uno standard e dei criteri che sono diversi da quelli che abbiamo qui, in Medio Oriente”. Contro l’oscuramento deciso dalle autorità  europee e americane, Al-Manar impugna la bandiera della libertà  di informazione. Ma quale informazione Fadlallah e i suoi colleghi vogliono difendere? Basta visitare il sito Internet di Membri, il Middle East Media Research Istitute, www.memritv.org, che da Gerusalemme monitora i media del mondo arabo, per rendersene conto. Il 13 aprile, ad esempio, dagli schermi di Al-Manar il leader di Hamas, Mahmoud Al-Zahar, spiega che gli ebrei non hanno “alcun luogo sacro, alcuna connessione” con la terra che rivendicano, e che “la liberazione della Palestina, di tutta la Palestina, dal Giordano al Mediterraneo, è una verità  coranica nella quale crediamo fermamente”. Al-Manar non è una televisione come altre. A fare la differenza è il  suo azionista, gli Hezbollah, le milizie sciite che grazie al generoso aiuto dell’Iran controllano il sud del Libano. Dalla nascita, nel 1991, Al-Manar ha avuto un ruolo centrale nella storia degli Hezbollah. Alla televisione, che nel 2000 è diventata satellitare, è stato affidato il compito di irradiare l’ideologia radicale del movimento sciita, che propugna la distruzione dello Stato d’Israele. Durante l’intifada palestinese, ha esaltato l’eroismo dei kamikaze, mostrato bambini palestinesi che inneggiano alla jihad e madri felici che i loro figli abbiano raggiunto le 73 vergini promesse in paradiso. Nel novembre del 2003, durante il  ramadan, il mese del digiuno islamico, quando l’audience è massima, la stazione televisiva trasmette un ‘pezzo forte’ destinato ad accendere la miccia delle polemiche: ‘Al Shatat’ (La Diaspora), una fiction a puntate. L’opera descrive la cospirazione plurisecolare del “governo ebraico mondiale”, e la perfidia innata degli ebrei, che in una scena impastano pane azzimo col sangue di un bimbo cristiano sgozzato.
Il Crif, il Consiglio rappresentativo delle istituzioni ebraiche in Francia, in allarme per il risorgente antisemitismo in Francia, chiede al Csa, l’Autorità  che sorveglia sul sistema televisivo, di intervenire. Si scopre che Al-Manar sfrutta un vuoto giuridico: l’autority televisiva  ha le mani legate perché non ha base giuridica in Francia. La patata bollente passa al governo. Il 9 luglio 2004 il vuoto viene colmato. Viene deciso infatti che se una tivù satellitare straniera trasmette in Francia deve passare attraverso le forche caudine del Csa. Il caso sembra chiuso, e invece i saggi compiono un pasticcio madornale: a sorpresa, lo scorso 20 novembre stipulano una convenzione con Al-Manar. La Francia sale sul banco degli accusati. L’ondata di sdegno è così forte che 20 giorni dopo Parigi fa  retromarcia. Il consiglio di Stato mette al bando Al-Manar. Il caso ormai è sotto i riflettori del mondo. Una scossa elettrica che spinge Stati Uniti e Unione europea a staccare la spina. La libertà  di espressione ha un limite. L’incitamento alla violenza e all’odio razziale  di Al-Manar lo superano di gran lunga.

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