Borsino dei direttori

17 dicembre 2008 | 0:00

MARIA GIOVANNA MAGLIE – Da conduttrice e autrice di Radio 24 a vice direttore di ‘News’

(Prima Comunicazione – numero 351 – Maggio 2005) Veneziana di nascita, Maria Giovanna Maglie vive a Roma da così tanto tempo (“Da quando avevo dieci anni”) che della laguna non le è rimasto proprio niente. Pure essendo stata poco in televisione, quattr’anni appena (dall’89 al ’93), è un volto celebre e indimenticabile. Forse perché dove passa lei lascia un segno che è difficile cancellare. A dire il vero lei la giornalista non la doveva fare. Aveva come destino (corroborato da una bella borsa di studio) quello della vita diplomatica. Grazie a dio ha scelto i giornali e le televisioni, sennò ora stavamo in guerra con mezzo mondo. Giovanna era una giovane militante comunista quando fu Walter Veltroni – allora uomo della propaganda di Botteghe Oscure – che la notò e le propose, nel mica tanto lontano 1979, di andare a fare un po’ di pratica all’Unità . Le procedure dello schiavismo giornalistico avrebbero voluto che lei soggiornasse al ghetto delle cronache provinciali per un bel po’ di tempo, invece la ragazza appena seduta alla scrivania aveva già  la valigia in mano. Il direttore Reichlin la apprezza, con Emanuele Macaluso si scontra duramente (“Non gli interessava la politica estera e poi io ero molto indisciplinata e ribelle”), è di nuovo amata da Chiaromonte e da Romano Ledda. In America Latina la sua crisi di militante comunista si fa acuta: “Nel 1988 decido che non ce la faccio avendo scoperto la terribile doppiezza del comunismo italiano”. Rompe con il Bottegone e lascia la redazione dell’Unità . Un anno di disoccupazione che si interrompe con un weekend parigino dove, tramite Margherita Boniver, conosce Bettino Craxi con cui discute ore e ore di politica estera. Craxi le promette di aiutarla a entrare in Rai, ma l’attesa si fa lunga anche perché l’entourage socialista poco la ama. Poi un giorno il segretario socialista fa la fatidica telefonata e  Maria Giovanna entra al Tg2. “A passare le agenzie come redattore ordinario”, precisa. Siamo all’89. Un anno dopo scoppia la crisi del Golfo, una crisi mal capita e vissuta come una bazzecola di poco conto. Mentre tutti sono chi in vacanza, chi in malattia, chi a impigrire dietro a una scrivania, Maglie si fa mandare come inviata in Medio Oriente. Ci resterà  otto mesi seguendo la prima guerra del Golfo e diventando rapidamente un volto arcinoto del piccolo schermo. Tornata sana e salva, la mandano a New York dove si ferma tre anni e dove poi verrà  accusata di aver dilapidato fortune. “Mi hanno teso un bel trappolone e io sono stata costretta a dimettermi. Ogni giorno ero in prima pagina tra il mostro di Firenze e le esternazioni del picconatore Cossiga”. Di nuovo disoccupata, una causa in corso (e poi una serie di assoluzioni), Maglie comincia a preoccuparsi seriamente del suo futuro. Da New York riprende a lavorare per Radio Radicale. Cinque anni che finiscono con qualche polemica (“I radicali quello che ti danno con una mano te lo riprendono con l’altra”) e nel ’96 avvia una collaborazione con Il Foglio diventandone poi la corrispondente. Intanto l’ex direttore della Rai Pier Luigi Celli, un tempo nemico dichiarato della Maglie, ammette in un’intervista a Pigi Battista di avere molto sbagliato sulla signora. Daria Bignardi la ospita a ‘Tempi moderni’, lei scrive una appassionata biografia non autorizzata di Oriana Fallaci, molla Il Foglio (“Io sono una neo-con ma non sarò mai una teo-con! Ho preferito fermarmi sul Soglio”) e viene scelta da Radio 24 per curare il programma ‘L’utopista’ che incontra un successo formidabile di pubblico. “Poi, l’inverno scorso, mi telefona Andrea Monti che non avevo mai conosciuto. Disse che gli piacevano le cose che dicevo in radio e che voleva fare un settimanale popolare che riscattasse questo termine. Disse anche che mi voleva con lui. Un sogno, insomma”. Un sogno che Maria Giovanna si appresta a sognare ad occhi spalancati.
Gusti: ‘Omnibus’, la trasmissione di Antonello Piroso sulla 7.
Digusti: i moralisti e i terroristi dell’etica.