Nessuna categoria

17 dicembre 2008 | 0:00

Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

‘Prima Comunicazione’, numero 347, Gennaio 2005
Legge finanziaria – Il promesso rinnovo del bonus triennale per l’acquisto della carta è stato infatti ridotto a una sola annualità , con uno stanziamento di 95 milioni di euro (art. 1 comma 487). Del tutto nuovo, invece, il fondo per la promozione e lo sviluppo del digitale terrestre nella pubblica amministrazione, che prevede uno stanziamento di 10 milioni di euro (art. 1 comma 253). Inoltre è stato incrementato di 5 milioni di euro il finanziamento annuale a favore delle emittenti locali titolari di concessione (art. 1 comma 217); mentre per le emittenti radiofoniche nazionali a carattere comunitario (Radio Padania e Radio Maria) è stato stabilito che il contributo non potrà  essere inferiore a un milione di euro all’anno. Rifinanziati anche gli interventi contenuti già  nella precedente legge finanziaria a sostegno sia della diffusione di decoder per la televisione digitale terrestre sia dell’accesso a banda larga a Internet (commi 214 e 215): il contributo statale è di 70 euro per l’acquisto o il noleggio del decoder fino a esaurimento fondi (110 milioni di euro) e di 50 euro (elevato a 75 per le aree che rientrano nel piano di sviluppo della Cee, obiettivo 1) per la banda larga. Nel triennio 2005-07 sale a un totale di 100 milioni di euro il finanziamento della sezione speciale del fondo di garanzia  per le piccole e medie imprese riservato all’innovazione mediante l’uso di tecnologie digitali (art. 1 comma 212). È stato inoltre rinnovato il progetto ‘pc ai giovani’ che ha lo scopo d’incentivare l’acquisto e l’utilizzo degli strumenti informatici e digitali tra i giovani che compiono 16 anni nel 2005. Per il solo anno in corso i benefici saranno estesi anche al personale docente e a quello dirigente delle scuole di ogni ordine e grado e delle università  (art. 1 comma 210).
Legge sull’editoria – Ddl n. 4163 – Riprende alla commissione Cultura della Camera la discussione sulla legge per l’editoria presentata dal sottosegretario Paolo Bonaiuti per integrare e rendere operative le norme già  previste dalla legge di riforma del settore. In gennaio la commissione entrerà  nel vivo del dibattito, ma il clima è tutt’altro che positivo. Nonostante  la soddisfazione espressa dal relatore del ddl, il forzista Denis Verdini, per lo stanziamento previsto dalla finanziaria per il credito d’imposta sull’acquisto della carta, le opposizioni sono critiche: i diessini Giuseppe Giulietti ed Esterino Montino stigmatizzano infatti il mancato rinnovo triennale del bonus. “E poi non c’è traccia della proroga del credito d’imposta per gli investimenti delle imprese editoriali scaduto il 31 dicembre”, sottolinea Enzo Carra (foto), della Margherita. “Mi chiedo con quali  contenuti si riempirà  la legge sull’editoria. E pensare che il centrodestra – dopo la legge Gasparri che con il Sic e le norme sulle telepromozioni sta togliendo pubblicità  alla carta stampata – aveva promesso che con la legge Bonaiuti avrebbe dato delle risposte concrete agli editori. Invece in finanziaria si trovano i soldi per i decoder, ma non per la carta stampata”.


Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni – Regolamento sul conflitto d’interessi – Il primo è stato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che a fine dicembre ha annunciato le proprie dimissioni dalla presidenza del Milan, ma nelle prossime settimane tutti coloro che rivestono incarichi di governo dovranno dichiarare di non trovarsi in condizioni d’incompatibilità  con eventuali altre cariche in aziende private. Pubblicato sul sito dell’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni lo scorso 10 dicembre, il regolamento per l’applicazione della legge sul conflitto d’interessi stabilisce che la dichiarazione debba pervenire all’Autorità  entro trenta giorni dalla pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta ufficiale (a regime il termine diventerà  di trenta giorni dall’assunzione della carica). Inoltre, entro novanta giorni dalla pubblicazione del regolamento (che a regime diventeranno sessanta), chi riveste incarichi di governo nonché il coniuge, i figli e i parenti entro il secondo grado sono tenuti a una dichiarazione sulle loro attività  patrimoniali. La competenza dell’Autorità  presieduta da Enzo Cheli (foto) è relativa “alle imprese che rientrano nel settore della comunicazione come definito dal Sic nella legge Gasparri, con particolare riferimento ai principi del pluralismo e dell’imparzialità  dell’informazione”, ha spiegato il commissario Silvio Traversa che, assieme al commissario Paola Manacorda, ha redatto il testo del regolamento. All’Autorità  – che ha istituito un’Unità  per il conflitto d’interessi della quale è responsabile il segretario generale, Roberto Viola – spetta il compito di valutare se, in base alla legislazione vigente, i titolari di cariche di governo abbiano goduto di un “sostegno privilegiato” da parte di aziende che rientrano nel Sistema integrato delle comunicazioni. Gli accertamenti possono avvenire d’ufficio o su denuncia e, in caso di violazione, l’Autorità  diffida le imprese dal proseguire nel comportamento sanzionabile. Quando ciò non avviene, applica le sanzioni previste dalla legge aumentabili fino a un terzo in rapporto alla gravità  della violazione. Inoltre l’organismo di garanzia invia al Parlamento una comunicazione su ciascuna istruttoria e una relazione semestrale sulla propria attività  di controllo e vigilanza in materia di conflitto d’interessi.


Riforma della legge sulla par condicio – L’intesa nella maggioranza sembra essere vicina: dopo il pressing esercitato negli ultimi mesi da Forza Italia sugli alleati, anche Silvio Berlusconi si è reso conto che la fretta non avrebbe aiutato a trovare un accordo. Dunque non solo ha concesso più tempo – “La riforma non potrà  avvenire prima delle elezioni regionali” – ma si è mostrato disponibile ad accontentarsi di qualche sostanziale ritocco alla legge ora in vigore, rinunciando a quella libertà  di spot proposta dal suo partito: la possibilità  per i partiti di trasmettere spot a pagamento per tutto l’anno agli alleati proprio non andava giù. Tanto che il tavolo dei tecnici allestito per trovare un accordo in realtà  non è mai decollato: a ogni riunione mancava sempre qualcuno. Alla fine, oltre alla proposta di Forza Italia, elaborata da Lucio Malan e Antonio Palmieri, sono state annunciate anche le proposte di An e della Lega, messe a punto rispettivamente da Alessio Butti (foto) e Davide Caparini. Ad aprire uno spiraglio è stato però soprattutto l’Udc, finora il più riottoso verso le modifiche caldeggiate dal partito del primo ministro. Nell’intervista del 4 gennaio al Corriere della Sera, Marco Follini ha infatti pronunciato la parolina magica che a Palazzo Chigi attendevano: “Per me la par condicio non è l’undicesimo comandamento”. Ma ha anche posto delle condizioni: “Se si cambia, lo si fa per migliorare l’attuale legge. Non per cancellare ogni regola e ripristinare la licenza di spot”. Dunque quali sono le modifiche possibili? “Va salvaguardato l’equilibrio di accesso ai mezzi di comunicazione”, ripete da tempo Rodolfo De Laurentiis, che per l’Udc siede al tavolo dei tecnici della maggioranza. “È giusto liberalizzare gli spot, ma non come vorrebbe Forza Italia. Anche perché le tivù locali li rifiuterebbero”, ha spiegato Alessio Butti. E il leghista Roberto Calderoli precisa: “Ci sono degli aspetti che possono essere rivisti, però senza arrivare alla logica del sistema americano dove chi ha più soldi fa più propaganda”.