Quotidiani – ‘Avvenire’. Intervista al direttore Boffo

‘Prima Comunicazione’, numero 347, Gennaio 2005 – In un momento più che mai delicato per la stampa cattolica, il direttore di Avvenire Dino Boffo, fa un bilancio dopo 11 anni di gestione del quotidiano della Cei. “Quando sono arrivato ero il direttore più giovane, ora sono tra i più anziani come anni di servizio”, afferma Boffo. “Posso dire di essere soddisfatto: ho preso il giornale quando diffondeva 75mila copie e ora è arrivato a 100mila. Certo, 25mila copie in dieci anni sono probabilmente un’inezia, ma si tratta di un trend costantemente positivo. Ogni lettore lo abbiamo conquistato con le unghie. E sto parlando di dati reali”. “L’obiettivo è consolidare la testata, facendo in modo che divenga sempre più imprescindibile” continua il responsabile del quotidiano cattolico. “Già  adesso, chi vuole capire la posizione dei cattolici e il contributo che questi danno al dibattito del Paese deve comprare Avvenire. Questa imprescindibilità , riconosciuta anche all’esterno, mi pare un dato importante sul quale attestarci. Per farlo dobbiamo impegnarci ogni giorno, cercando di non essere banali, di non ripeterci. Lo stesso magistero della Chiesa, essendo costante, può apparire ripetitivo. Il nostro compito è di interpretarlo, calandolo dentro una realtà  che cambia. E’ un sforzo che ci entusiasma ancora. Abbiamo anche la fortuna di essere una squadra giovane. I giornali laici pescano spesso dentro Avvenire e quindi abbiamo un forte turn over che ci procura energie sempre fresche”. Boffo affronta vari aspetti del mondo dell’informazione in Italia e si chiede quali siano le ragioni per cui i giornalisti cattolici sono tenuti in ombra. “Se uno di noi si affaccia”, sottolinea, “subito lo si etichetta: quello è il cattolico apostolico romano. Se si affacciano altri, valgono per il loro mestiere. Anche noi vogliamo essere valutati per il nostro mestiere. Tutti i direttori dove lavorano ex giornalisti dell’Avvenire mi assicurano che sono tra i migliori professionisti, che amano il mestiere, fanno squadra. Però, sono tenuti a bada. Forse c’è la preoccupazione che arrivando a posti di responsabilità  inizino a fare giochi di squadra con poteri altri. Ma essere religiosi non è partecipare a una massoneria. Forse si è dimenticato che sono altre centrali che hanno la doppia obbedienza. Non vorrei che l’unica centrale temuta fosse la Chiesa cattolica. Dico questo senza alcuna ambizione di arrivare in chissà  quale posto. Sto benissimo dove sono”. Infine, Boffo parla anche della polemica che in queste settimane ha opposto Avvenire al Corriere della Sera dopo che il quotidiano diretto da Paolo Mieli ha pubblicato il 28 dicembre un intervento dello storico Alberto Melloni e un documento del Sant’Uffizio, risollevando perplessità  sulla condotta della Chiesa di Pio XII rispetto alla Shoah: “La polemica innescata il 28 dicembre dal Corriere della Sera con l’intervento di Alberto Melloni”, dichiara Boffo, “si presta a diverse interpretazioni. E’ però difficile trovarvi solo ragioni culturali. Dura da 15 giorni e, quindi, non può essere sfuggita alla direzione del Corriere che, anzi, sembra ci abbia investito. A questo punto mi chiedo se sia una scelta che il Corriere sta portando avanti per amor di bandiera, per difendere una scelta iniziale incauta. Oppure è qualche cosa di diverso per dimostrare una preminenza di carattere culturale e mettere soggezione ad altri. Se è la seconda ipotesi, i cattolici sono umili, ma non rinunciatari. Hanno imparato da tempo a far valere le loro ragioni, come ha dimostrato Avvenire in queste settimane. Io la polemica la chiudo qui. Mi sembra già  molto stucchevole. Dò appuntamento alle prossime. Personalmente non credo che dietro l’azionariato del Corriere ci sia un potere forte omogeneo. E penso che di questa composizione dovrà  tenere conto la direzione del giornale. In ogni caso, se il Corriere vuole continuare a essere giornale istituzione, deve rispettare le istituzioni. Non illudersi di tenere sotto schiaffo la Chiesa con la scusa di far storiografia”.

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Nella foto, Dino Boffo

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