Case editrici ““ Fabio Piscopo. Da ragazzo voleva fare il pilota

Da ragazzo voleva fare il pilota da corsa Fabio Piscopo, inebriato da quell’impagabile sensazione che ti danno la velocità  e l’aver sfidato e superato gli avversari. Piscopo viene da una famiglia d’imprenditori. Il nonno materno, Giuseppe Ricci, di Forlì, nel dopoguerra ha fondato la Ultragas, una delle principali società  italiane di distribuzione di petrolio e di gas. “Anche mio padre lavorava con lui e il mio destino era segnato: laurea in economia e commercio – e quella effettivamente l’ho presa, alla Luiss di Roma – e poi dritto filato nell’azienda di famiglia”, racconta. “Invece a me la prospettiva andava proprio stretta. Da piccolo sentivo il fascino di questo nonno che si era fatto da solo e anch’io avevo voglia di trovare una mia strada”. Vista l’opposizione della famiglia alla sua carriera di pilota, dopo la laurea Fabio Piscopo lavora per due anni alla banca Antonveneta, ma per lui è come stare in gabbia. Finché un giorno incontra per caso il suo professore di greco e latino del liceo, Angelo Buononato, che aveva messo in piedi una piccola casa editrice di edizioni parascolastiche, Le Muse. “Al liceo non ero stato un bravo studente: stare fermo davanti a un libro per me era una sofferenza e arrivavo con difficoltà  al sei. Ma con questo professore c’era stato un buon rapporto”, ricorda. “Quando ci siamo rincontrati ho ammesso che a 28 anni non sapevo ancora cosa fare da grande, e lui mi ha proposto di entrare nella sua casa editrice”. Con l’aiuto dei genitori Piscopo acquista il 50% delle Muse e per un paio d’anni impara il mestiere; poi il professor Buononato decide di fare solo l’autore e gli cede anche l’altro 50%. Ma il neo editore è di nuovo irrequieto: “Avevo portato la casa editrice al guadagno, però mi sentivo costretto in un lavoro lento e noioso”, spiega. “Da quando concepisci l’idea al momento in cui il libro arriva in libreria, se va bene passa un anno. Per il mio carattere questi tempi sono allucinanti, sentivo il bisogno di misurarmi con qualcosa di più rapido e anche di più eccitante”. Intanto siamo arrivati al 1980 e ancora una volta è il caso – o meglio il destino, come dice lui – a venirgli in aiuto. La sorella, Paola, si sposa con Guido Cavallina, figlio di Paolo Cavallina, un giornalista della Rai all’epoca molto conosciuto. Fabio e Guido hanno la stessa età  e vanno d’accordo. Un po’ per gioco cominciano a sfidarsi: ma perché non facciamo un settimanale per giovani, che in Italia non c’è niente del genere? Pensano a un giornale rivolto soprattutto alle adolescenti e con tanti personaggi. Il nome è quasi obbligato: Cioè, la parola che in quegli anni infarcisce come un tic il linguaggio giovanile. Il primo numero esce il 7 ottobre 1980: editore Fabio Piscopo, direttore Guido Cavallina; numero dei dipendenti della casa editrice: sei. Oltre a far decollare subito le vendite attorno alle 50mila copie, la copertina con gli sticker è ancora oggi una delle caratteristiche di successo di Cioè. Ma il secondo passo, quello decisivo per affermare il settimanale, risale all’anno dopo ed è anche questa volta un’idea semplice semplice che però fino a quel momento nessuno aveva avuto. Piscopo la racconta così: “In una cartoleria vedo una gommina a forma di cuore. Ma questa si potrebbe mettere assieme al giornale, penso. Chiaramente avevamo molti dubbi: a quell’epoca non facevamo sondaggi e non sapevamo come le lettrici avrebbero reagito a un aumento del prezzo di copertina, anche se piccolo. Invece fu un boom e Cioè fece l’esaurito su una tiratura attorno alle 100mila copie. In quel momento abbiamo capito che questo era l’unico modo per battere i grandi editori che avevano tanti soldi da investire e facevano pubblicità  in tivù. E Cioè ha continuato a uscire con allegata ogni volta una piccola cosa: l’anellino, il braccialetto, la penna un po’ strana. Andavo io in giro a cercare questi oggetti, del resto a quell’epoca era tutto più semplice e le ragazze si accontentavano. Così siamo arrivati alle 300mila copie del 1990″. Attorno al gadget Fabio Piscopo ha costruito la strategia di espansione in edicola delle sue principali testate, Cioè in testa.

___________________
Nella foto, Fabio Piscopo

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on LinkedIn

Articoli correlati

ERRATA CORRIGE – Gazzetta del Sud e Giornale di Sicilia

La nuova edizione di ‘Uomini Comunicazione’

La nuova edizione del ‘Grande Libro dell’Informazione’ disponibile con ‘Prima’ in edicola e in digitale