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17 dicembre 2008 | 0:00

Personaggi – Marco Vitale. Economista d’impresa

“Il crac Parmalat non è solo la storia di un ladro, ma di una grande crisi imprenditoriale che coinvolge molti aspetti, molte idee sbagliate, molte istituzioni”, dice l’economista d’impresa Marco Vitale. Vitale, che è anche vice presidente della Banca Popolare di Milano e presidente di Bipiemme Gestioni, definisce “il crac Parmalat una  catastrofe”. “La vicenda Parmalat – che viene dopo la vicenda Bipop, l’affaire Cirio, la tragedia Argentina e i collassi Usa – ha creato una frattura fra il mercato del risparmio, degli investitori risparmiatori e il mondo delle imprese”, sottolinea. “Non sarà  facile recuperare. Perché è una rottura molto forte di fiducia. Per questa ragione le banche e la Banca d’Italia fanno un gran danno quando si arroccano in una posizione difensiva e non avviano un processo d’autocritica. Adesso ci troviamo in un momento in cui la nave va ancora sull’onda di quanto fatto negli ultimi due decenni, regole comprese. Anche la legge sulle società   entrata in vigore il 1° gennaio è tutta in questa chiave: spazio al mercato, flessibilità  nelle obbligazioni, titoli anche strani. Una buona legge per un Paese di gentiluomini, per un mercato serio di cui ci si può fidare. Invece, no! La percezione è che siamo un Paese di Tanzi e di Cragnotti”. Di fronte alla reazione delle banche che hanno reagito allo scandalo Parmalat sospendendo la pubblicità , Vitale dice:   “E’ un grande errore. Bisogna parlare con i risparmiatori. Dobbiamo ricucire la lacerazione. Da questa situazione le banche sono risucchiate nuovamente in una totale intermediazione. Ma le banche non sono più in grado di svolgere questo compito. E non hanno più voglia di farlo. In questi anni si sono dedicate allo sviluppo di certi servizi. E’ una situazione non facile. E così si mettono sulla difensiva. Ma non serve a nulla. Il vertice di sistema bancario è in piena crisi. E’ attaccato dall’esterno, ma anche dall’interno. I veri critici del governatore della Banca d’Italia sono nella Banca d’Italia. Vitale commenta anche  come si sono comportati I media  nel trattare la vicenda del gruppo di Collecchio. “Nella fase successiva all’esplosione del caso Parmalat i media si sono mossi molto bene, hanno coperto attentamente lo sviluppo dei fatti e le inchieste.  Credo che la vicenda sia stata seguita con un certo equilibrio e con una certa capacità  di trasmettere quello che, secondo me, è il messaggio principale: la storia di Tanzi non è solo la storia di un ladro. I media stanno facendo emergere la complessità  di una vicenda che segnerà  la storia italiana in maniera profonda”. “Mi sembra che la grande attenzione dei media esteri nasca dalla percezione di un pericolo comune”, spiega. “I giornalisti della televisione olandese sono quelli che mi hanno colpito di più per serietà  e serenità . Loro hanno molto enfatizzato l’intenzione di fare una trasmissione rivolta al pubblico dei risparmiatori. Hanno dato un taglio al loro lavoro in modo che risultasse che questa è una storia europea, che è un pericolo comune per i risparmiatori. Era un discorso tra concittadini”.

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Nella foto, Marco Vitale