Personaggi – Carlo Rognoni. Non ne posso più

L’onorevole diessino Carlo Rognoni è infuriato. Ed è infuriato come lo sa essere lui. In modo amabile eppure irrevocabile. Sotto il suo sorriso leggermente mefistofelico non fa nulla per celare il sacro fuoco dell’indignazione che gli ispirano, in ordine, la legge Gasparri, il governo Berlusconi, le ipocrisie della destra, le inerzie della sinistra. Dice che quando si è reso conto di non poterne proprio più, di non tollerare la manfrina che fa passare il riordino del sistema radiotelevisivo come un giochetto di poca o alcuna importanza, di non accettare il silenzio o il vociare confuso in Parlamento e sui media, ha deciso di mettersi a tavolino riprendendo in mano la penna del giornalista che aveva riposto nel taschino quando undici anni fa è entrato in Parlamento, e conducendo un’inchiesta comme-il-faut ha fatto a pezzettini la legge che prende il nome dal ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri.
Ne è uscito una sorta di instant-book ragionato che già  dalla copertina – un Berlusconi in frac che tiene sulle ginocchia un burattino Gasparri – non ci va leggero. Il titolo poi, “Inferno tv. Berlusconi e la legge Gasparri” edito da Marco Tropea/Il Saggiatore, illustra la tesi di fondo di Rognoni, parmense sessantenne, già  direttore di Panorama, di Pm Panorama Mese, di Epoca, del Secolo XIX e dal 1994 al 2001 vice presidente del Senato e quindi eletto alla Camera dove è responsabile del Dipartimento Europa del gruppo Ds-Ulivo oltre che membro della Commissione trasporti e comunicazioni.  “Una vergogna che non ha pari, nemmeno se la si confronta con la Cirami, nemmeno se la metti vicino al falso in bilancio, nemmeno se l’accosti alle rogatorie internazionali, nemmeno se la confronti al lodo Schifani. È una legge canaglia che grida vendetta”.

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Nella foto, Carlo Rognoni,
a sinistra nella foto, insieme a Vincenzo Vita  (foto Imagoeconomica).

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