Società  – Telecom Italia Media. La nuova organizzazione

Prima la disposizione organizzativa del 24 ottobre di Telecom Italia Media, firmata dall’amministratore delegato Enrico Parazzini, che comunica il nuovo assetto manageriale della business unit Internet e media e la nomina di un nuovo responsabile, Fabrizio Grassi, per l’area della televisione, cioè La 7, affiancato da Giulio Giustiniani alla direzione editoriale, da Antonio Campo Dall’Orto alla direzione programmi e contenuti e da Paolo Ballerani alla direzione operations. Poi, qualche giorno dopo, la visita alla sede della 7 del presidente di Telecom Italia, Marco Tronchetti Provera, come a benedire il nuovo corso e a dimostrare l’attenzione dei vertici del gruppo all’attività  televisiva. Una politica obbligata dopo che con la costituzione della nuova società  Telecom Italia Media (in sigla Ti Media) si è intrapresa in modo ufficiale l’attività  nel settore dei media. In questa nuova realtà , che nei primi nove mesi del 2003 ha ricavi per 418,1 milioni di euro, La 7 pesa per la sua visibilità  e per un giro di affari di 71,4 milioni di euro nei nove mesi. Insomma La 7 si è conquistata il diritto di esistere in casa Telecom (la prima tentazione di Tronchetti era stata di cedere la rete). Dopo la cura a stecchetto dell’amministratore delegato Giuseppe Parrello che in un anno ha tagliato drammaticamente i costi, La 7 si è riposizionata su un target di nicchia, all’insegna della qualità , facendo leva sulle facce di giornalisti e personaggi noti, da Giuliano Ferrara di ‘8 e mezzo’ a Gad Lerner dell”Infedele’, a Riotta, Pigi Battista, la Pivetti, Monica Setta, Andrea Monti, inframmezzate da qualche buon telefilm e da film d’epoca. Un mix che funziona molto sui giornali, nel senso che La 7 è la rete più amata dai giornalisti, ma che non l’aiuta a superare il 2% di audience, risultato discreto perché conquistato stabilmente ma che deve essere rinforzato. Tanto più adesso che, nella buriana scatenata dalla guerra degli ascolti tra Rai e Mediaset, La 7 rischia di fare il vaso di coccio lasciando sul campo punti di audience a favore dei due colossi. Un rischio che la rete non si può permettere se vuole mantenere gli ottimi risultati della raccolta pubblicitaria finora conseguiti dalla Cairo.

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Nella foto, Antonio Campo Dall’Orto

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