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17 dicembre 2008 | 0:00

Sindacato – Inpgi. Milano e Roma contro

Questo il verdetto delle elezioni per il rinnovo degli organismi dirigenti dell’Istituto di previdenza dei giornalisti italiani, che si sono concluse l’8 novembre (vedi Prima n. 333). Dei 58 seggi disponibili (tra giornalisti attivi e pensionati) per il consiglio generale dell’Inpgi, 34 sono stati conquistati dalla coalizione Paolo Serventi Longhi-Franco Siddi (segretario e presidente della Federazione nazionale della stampa), mentre i rimanenti 24 seggi sono andati all’opposizione, ovvero al cartello Inpgi.sicambia composto dai milanesi di Stampa democratica e di Quarto potere e dai romani di Punto e a capo. Ha vinto, quindi, la coalizione che sostiene il presidente uscente, Gabriele Cescutti, ovvero quella composta da Autonomia e solidarietà  e da Giornalisti uniti. Ma ora si va alla guerra dei requisiti per governare. Perché, secondo Franco Abruzzo, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia – che si era presentato come candidato sindaco, ma non è stato eletto – la maggior parte dei nuovi consiglieri nell’Inpgi quei requisiti non li ha. Quindi, dopo la guerra sui dati di bilancio e quella dei numeri, Abruzzo fa partire una campagna sulla professionalità  e sui requisiti di chi deve governare l’istituto di previdenza. L’ultimo pizzico di peperoncino che il presidente dell’Ordine lombardo s’era tenuto in caldo, con cinese pazienza, l’ha tirato fuori con una lettera inviata subito dopo lo scrutinio al ministro del Lavoro, Roberto Maroni, e a quello delle Finanze, Giulio Tremonti, per segnalare che tanti nuovi consiglieri dell’Inpgi non sono eleggibili in base a un riferimento di legge contenuto nello statuto stesso dell’Inpgi, che al punto 2 dell’articolo 7 recita: “I suoi componenti devono essere in possesso dei requisiti di cui al quarto comma, lettera b dell’articolo 1 del decreto legislativo 30/6/94 n. 509″, che è quello sulle privatizzazioni degli enti. Come a dire, in pratica, che, al di là  dei risultati elettorali, chi non ha una laurea in legge o altra laurea equipollente non ha i requisiti previsti dallo statuto per gestire l’Inpgi.