Istituzioni – Autorità . L’Unione europea le vuole più forti

Mentre il ddl sulla riforma delle Authority stenta a varcare la porta del consiglio dei ministri, nei palazzi della politica si continua a respirare un’aria di generale ostilità  nei confronti dei cosiddetti organismi pubblici indipendenti. Prendiamo il settore delle comunicazioni. Il nuovo quadro normativo europeo sancisce, in maniera univoca e definitiva, il ruolo centrale dell’Autorità . Ebbene, il decreto di recepimento italiano – il Codice delle comunicazioni elettroniche, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 settembre scorso – consolida invece le competenze del ministero, con una mossa dirigistica e antistorica, quasi che da noi non ci fosse bisogno di un organo imparziale di garanzia. Domanda: è possibile ‘blindare’ il grado d’indipendenza dell’Autorità  per evitare di rimetterla in discussione ogni volta? In Europa, dove permane una realtà  disomogenea, e negli organismi internazionali, che stentano a prefigurare un modello ottimale, il dibattito si concentra su sei aree critiche. Nomina dei componenti: la procedura di nomina dei componenti delle Autorità  nazionali di regolamentazione (Anr), sia in termini di presentazione dei candidati – che non debbono avere vincoli né con il mercato né con il potere politico – sia in termini di valutazione degli stessi, è il punto più delicato. Dimensione e fonte finanziaria: notevoli risorse sono necessarie per evitare che le Anr siano catturate dai soggetti regolati o che subiscano una costante emorragia di quadri. Rapporto tra Autorità  di settore e Antitrust: a mano a mano che il processo di liberalizzazione avanza è naturale registrare un crescente intervento dell’Autorità  per la concorrenza. Rapporto tra Autorità  e ministero: vi sono sostanziali differenze su come i Paesi hanno suddiviso le responsabilità  tra Anr e ministeri. Ruolo della Commissione europea: nelle sue nuove proposte d’armonizzazione nel settore delle comunicazioni, il ruolo attribuitosi è al tempo stesso di legislatore e di gestore del sistema, alterando il normale processo istituzionale. Ricorso in appello: esiste una crescente tendenza ad attribuire agli organismi d’appello, come il Tar o il Consiglio di Stato in Italia, la possibilità  di non limitarsi a giudicare la correttezza formale di un provvedimento ma di entrare nel merito, snaturando così il ruolo dell’Anr e alimentando l’incertezza del diritto. Infine, custodies quis custodiet, chi controlla i controllori? Il Consiglio d’Europa raccomanda che il controllo sulle Anr sia limitato a posteriori a due aree solamente: la legalità  delle decisioni prese (tribunali amministrativi) e la correttezza nella gestione finanziaria (Corte dei conti).

___________________
Nella foto Enzo Cheli

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on Google+

Articoli correlati

La nuova edizione del ‘Grande Libro dell’Informazione’ disponibile con ‘Prima’ in edicola e in digitale

La nuova edizione di ‘Uomini Comunicazione’ è in edicola con ‘Prima Comunicazione’. La guida festeggia 30 anni e lancia il progetto W l’Italia

L’edizione 2018 del ‘Grande Libro dello Sport e Comunicazione’ in edicola, allegata a ‘Prima’, e disponibile in digitale