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17 dicembre 2008 | 0:00

Opinioni – Vittorio Bo. La ricerca impara a farsi conoscere

Domenica 9 novembre si è tenuta al Quirinale, alla presenza del presidente della Repubblica Ciampi, la Giornata per la ricerca sul cancro, organizzata dalla Airc (Associazione italiana ricerca sul cancro) che ha aperto una settimana sul tema della comunicazione della ricerca scientifica dal titolo ‘La ricerca ha imparato a leggere in noi’. Nel corso della cerimonia sono stati conferiti alcuni premi particolarmente significativi, primo tra i quali la medaglia al merito della ricerca alla memoria di Giovanni Maria Pace, “per l’attività  giornalistica e saggistica di un’intera vita dedicata alla divulgazione scientifica, in particolare per il suo fondamentale contributo affinché gli italiani comprendessero con chiarezza i meccanismi del cancro e i reali progressi della ricerca oncologica”. Giovanni Maria Pace è stato una delle firme più note della divulgazione scientifica in Italia, prima all’Espresso, poi a Repubblica e rappresenta quello che per Umberto Galimberti, che con commozione da vecchio amico ha letto le motivazioni, dovrebbe essere un esempio per tutti per competenza, chiarezza e passione per la scienza e la conoscenza. Sono stati conferiti a Sandra Mondaini e a Raimondo Vianello il premio ‘Credere nella ricerca’ per il loro costante impegno a fianco delle attività  della Associazione e il premio Airc ‘Aziende attive’ a Caterpillar Mec-Track, Cesi e Ge Specialities per l’impegno nella prevenzione e nell’indagine dei rischi inerenti fattori tumorali. Umberto Veronesi, direttore scientifico di Airc, ha messo chiaramente in rilievo quanto – al livello di conoscenza di quella che ha definito una “anomalia di informazioni a livello di cellule, che porta a disfunzioni oncologiche” – debba corrispondere un analogo impegno di informazione presso il largo pubblico perché il linguaggio delle cellule deve “poter parlare il linguaggio degli uomini”. Veronesi ha sottolineato quanto sia necessario superare la frattura tra dimensione scientifica e dimensione umanistica, ricordando la grande tradizione che all’origine della storia moderna del nostro Paese, a partire da Marsilio Ficino, scienza, medicina, tecnologia hanno rappresentato parti di un solo grande umanesimo, insieme alla poesia, all’arte, alla letteratura. Oggi si parla in questo senso di nuovo illuminismo per rendere chiari ed espliciti gli intendimenti di una cultura che vuole riconoscersi in una dimensione del sapere e della sua trasmissione senza barriere e senza gerarchie, ideologiche e di linguaggio. Per questo il modello di comunicazione scientifica deve cambiare, essere più vicino alla gente, in particolare ai giovani, così come al termine di questa settimana dedicata alla ricerca in 54 città  italiane scienziati, filosofi, letterati e divulgatori hanno incontrato più di 15.000 giovani per ‘raccontare’ loro la scienza, per concludersi con la grande maratona televisiva Rai di domenica 16 novembre. Anche Umberto Galimberti ha ripreso nel suo intervento il senso di questa necessità  del narrare la scienza, renderla più vicina e semplice alla gente (ma non semplificata) per essere partecipi della conoscenza. “Conoscere è ricordare”, dice Galimberti citando Platone, “cioè ri-accordare ciò che di nuovo si viene a sapere con ciò che già  si sa. Ma se di un certo argomento non si sa niente, nessun ri-accordo è possibile, quindi nessuna curiosità  e tantomeno conoscenza”. Galimberti ha usato una brillante distinzione tra corpo e organismo per far capire la differenza fondamentale tra un dato percepito come interiore (il primo), e quindi vissuto, e uno ‘studiato’ e ha invitato gli scienziati a farci scoprire il linguaggio del corpo, più diretto, meno oggettivizzato. “Ci vuole uno sforzo congiunto. È necessario da un lato che i medici, che conoscono solo l’organismo, incomincino a parlare il linguaggio del corpo e dall’altra che la gente cominci a essere educata alla scienza e percepisca il linguaggio dell’organismo come un linguaggio che la riguarda”. Il presidente Ciampi ha parlato della necessità  che la ricerca scientifica venga alimentata con supporti finanziari e con risorse umane in grado di interpretare la grande sfida verso il futuro e ha sottolineato quanto la ricerca e la formazione universitaria siano fondamentali per lo sviluppo civile del Paese. “L’università ”, ha detto, “è nata non solo per insegnare, ma soprattutto per creare nuova conoscenza, con scambi e nuovi interrogativi”, ma ha anche sottolineato che è necessario che i ricercatori (con chiaro riferimento al blocco delle loro assunzioni) vengano inseriti con regolarità  nelle strutture di riferimento “come una buona cantina si alimenta del frutto di ogni vendemmia”. È necessario che la curiosità  nei giovani venga continuamente alimentata, che il desiderio di sapere cresca senza mai stancarsi di chiedere dei ‘perché’. Insomma un messaggio di speranza e fiducia, come è solito fortunatamente fare il capo dello Stato, in una cornice propositiva e forte, come quella voluta dalla Airc per questa settimana sulla comunicazione scientifica.

Ps. La comunicazione scientifica risente ancora di molte pecche, alcune delle quali purtroppo storiche della nostra cultura nazionale, ma grandi eventi come quello appena descritto o l’impegno costante e crescente di strutture preposte al difficile compito di ‘tradurre’ la scienza a tutti, sono presenti in misura non irrilevante nel nostro Paese con tassi di professionalità , competenza e passione difficilmente confrontabili altrove e si rappresentano per esempio attraverso persone come Emanuela Properzj dell’Airc, Francesca Noceti dell’Ifom, Daniela Silvia Pace di Telethon, Antonella Moretti dell’Aism per citarne solo alcune impegnate nell’ambito della comunicazione scientifico-medica.