Il Parlamento e le leggi sulla comunicazione

Riforma del reato di diffamazione – Dopo che tra tante polemiche il 7 maggio è stato approvato l’emendamento che reintroduce la carcerazione, il sottosegretario all’Editoria, Paolo Bonaiuti di Forza Italia  (foto), ha affermato che il governo vorrebbe escludere la pena della detenzione per i reati di opinione, pur rafforzando l’istituto della rettifica. E ha annunciato un più ampio disegno di legge incentrato principalmente sulla riforma dell’Ordine dei giornalisti. Da reato di offesa all’onore a reato di opinione: questa dunque la nuova rubricazione della diffamazione a mezzo stampa che all’interno della commissione suscita qualche perplessità . Ma il governo sembra deciso a percorrere questa strada, così come il presidente della commissione, Gaetano Pecorella (Forza Italia), che nelle scorse settimane ha distribuito agli altri membri una sorta di questionario per definire alcuni punti fermi su cui poi orientare l’azione legislativa. Appare sempre più chiaro che, se si vuole cancellare la pena detentiva, è necessario rinforzare non solo lo strumento della rettifica ma anche la pena pecuniaria.

“Riforma del sistema radiotelevisivo – Atto Senato 2175 – Scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti e conclusa la fase del dibattito generale, la commissione Lavori pubblici del Senato è entrata nel merito della riforma sul riassetto del sistema radiotelevisivo, approvata dalla Camera con notevoli modifiche rispetto al testo presentato dal ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri. Quasi mille gli emendamenti presentati, in gran parte dall’opposizione, ma anche da governo e maggioranza: il primo emendando soprattutto l’articolato sul rapporto fra televisione e minori; la seconda ritoccando quelle parti che definiscono il cuore della riforma. In particolare, il capogruppo di Forza Italia, Vittorio Pessina (foto), ha presentato un emendamento interamente sostitutivo dell’articolo 15, riproponendo così i punti cardini della riforma che erano stati modificati, a sorpresa, dal voto dell’aula di Montecitorio con l’emendamento del diessino Giuseppe Giulietti: la possibilità  cioè per ogni editore televisivo di possedere più di due concessioni e il ripristino dell’unico limite antitrust del 20% applicato all’intero settore, il cosiddetto Sistema integrato delle comunicazioni. E questo nonostante le osservazioni dell’Antitrust. L’autorità  presieduta da Giuseppe Tesauro, infatti, nei giorni scorsi ha inviato alla commissione il proprio parere sulla riforma, giudicando positivamente il testo uscito dalla Camera.

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