Scelte del mese

17 dicembre 2008 | 0:00

Numero 330 – Servizio di copertina. Questo ‘Corriere’ è nostro!

Ma cos’è successo al Corriere? Ma come cos’è successo? Ma è scritto a chiare lettere nella storia di questi ultimi tre o quattro mesi del gruppo editoriale milanese: è finita un’epoca e n’è cominciata un’altra.  È finita l’epoca dell’imperium dei direttori durata undici anni, tra la direzione di Paolo Mieli e quella di Ferruccio de Bortoli, preceduta da quattro anni di vice direzione di Giulio Anselmi che va considerata a tutti gli effetti una direzione piena in assenza sostanziale del titolare, Ugo Stille, una direzione tutta spostata verso quella gestione che noi chiamiamo imperium, impersonata e teorizzata da Paolo Mieli, interpretata e praticata da Ferruccio de Bortoli. Ed è cominciata l’epoca dell’azienda.
Mieli, reduce dalla direzione della Stampa, aveva esposto chiaramente al nostro giornale la sua tesi dell’imperium in una intervista del gennaio del 1996:
“Il partito dei giornali è una ideologia che si sta consolidando; il quotidiano di Scalfari non è più solo nel rivendicare l’appartenenza a una collettività  di professionisti della informazione che ritengono di avere ruolo e responsabilità  nel guidare l’opinione pubblica (…) la funzione della stampa è quella di sollecitare anche in maniera brusca i signori della politica perché facciano il loro mestiere e dovere. La nostra funzione è, insomma, di facilitare la nascita di una nuova Italia, di esserne levatrici. Stimolando i politici a fare quello che devono fare fino a irriderli, se non lo fanno. È quest’ultimo aspetto quello che prende in considerazione – e di cui si dispiace – l’onorevole D’Alema: che i giornalisti mettono in ridicolo i politici. Vero, ma questo succede perché il rapporto stampa e politica è ridotto agli sberleffi di proscenio, essendo il sipario chiuso per mancanza di attori veri e di dramma autentico.
Prima - Ma sa perché i politici hanno sulle croste la stampa? Perché non gli riconoscono una funzione maieutica per il bene della collettività , ma sospettano dietro la petulanza e le polemiche della stampa posizioni che provengono dai loro padroni, dai loro editori. Voi non siete per molti politici un gruppo di intellettuali contrari alle manfrine dei politici, ma un gruppo di maggiordomi che riportano al mondo politico quello che il padrone gli ha scritto sulla lavagna quella mattina: comprare il latte, lo yogurt e il caffè, e colpire il tal dei tali.
Paolo Mieli: Bella favoletta. Se esistesse il ‘Breviario di politica Fiat’ la mia vita di direttore sarebbe molto semplificata”.
Da quel gennaio del ’96 la coscienza della funzione civile della stampa ha fatto molto cammino e la direzione dei grandi giornali (Corriere, Repubblica, Stampa) ha fondato il suo imperium, che nella società  degli antichi romani era la gestione del potere politico e territoriale assoluto con implicito un dovere di obbedienza che non si discuteva. Imperium che ha determinato un distacco progressivo della testata dall’azienda, una autonomia del corpo giornalistico dal management. Un processo che stava galoppando addirittura verso l’indipendenza.

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Nella foto, Stefano Folli