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17 dicembre 2008 | 0:00

Personaggi – Giovanna Maniezzo. Direttore della comunicazione dell’Accademia di Santa Cecilia

Questo, più che il ritratto di una manager di valore, vuole essere il racconto di una passione e di una visione in una donna – Giovanna Maniezzo, direttore della comunicazione e marketing e del fund raising dell’Accademia di Santa Cecilia – che sta lavorando a una missione quasi impossibile: comunicare la cultura in modo innovativo ed efficace, recuperando energie sparse quando non del tutto sopite, scovando nuovi interlocutori, imponendo rispetto senza arroganze, impegnando i propri interessi, curiosità  e risorse professionali e applicandoli su un terreno fino a oggi lasciato in pasto a un esercito di psocotteri e isotteri, cioè a tutti quei parassiti della carta che passano le loro giornate a smangiucchiare spartiti e faldoni abbandonati negli archivi di augusti e sonnacchiosi istituti. Per cui se uno dice “comunichiamo la cultura” non è poi tanto improbabile che subito dopo gli venga in mente “sai che palle!”. Perché diciamo la verità : la comunicazione culturale nel nostro Paese è nove volte su dieci superciliosa, rancida ma anche inutile. Invece arrivi a Via Vittoria numero 6, entri nel portone di uno dei più bei palazzi del centro storico di Roma mentre da una finestra escono balbettanti note di una esercitazione di piano e sui gradini di marmo poroso del portone di ingresso siedono tre studenti che con aria divertita e solo vagamente colpevole si fumano quella che a prima vista e a primo odorato sembrerebbe una bella e olentissima canna, sali al primo piano, ti fanno accomodare nel salone delle riunioni le cui pareti sono coperte da antichissimi ritratti di tutti i direttori e presidenti dal 1585 – anno in cui Sisto V firma la bolla ‘Rationi congruit’ che segna la nascita della Congregazione intitolata a Santa Cecilia e a San Gregorio, protettori della musica e dei musicisti – attendi nemmeno cinque minuti, entra questa signora dagli occhi che ti pietrificano per quanto sono grandi e belli e illuminanti e per tre ore stai lì come un babbeo a bocca aperta, ammaliato dal racconto dell’avventura più avventurosa che ti sia capitato di ascoltare negli ultimi anni: come fare conoscere all’universo mondo quel che avviene in questi corridoi che un tempo furono un convento e che del convento hanno mantenuto una sacralità  che pure un mangiapreti come chi scrive non può non riconoscere e ammirare. Giovanna Maniezzo parla chiaro: “Che nessuno pensi che fondazioni come la nostra possano vivere con i propri mezzi, senza l’aiuto consistente dello Stato”.

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Nella foto,
Giovanna Maniezzo