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17 dicembre 2008 | 0:00

Associazioni – Anes e Uspi. Contro l’aumento delle tariffe postali

Specializzate, sì, ma non marginali. Anzi, messe insieme fatturano, in un anno, quasi quanto la pubblicità  in televisione: 2,6 miliardi di euro all’anno. È il giro d’affari delle riviste tecniche e specializzate dell’arcipelago Anes e Uspi. Che ora hanno deciso di dare visibilità  e peso a un mercato editoriale fino a ieri considerato ai margini rispetto all’impero Fieg e hanno scatenato una ‘guerra santa’ sulle tariffe postali, voce determinante nei bilanci di oltre 4mila testate. La prima, l’Associazione nazionale editoria periodica specializzata, aderente a Confindustria, dopo soli otto anni di vita (è nata il 4 maggio 1995) può contare su 187 aziende iscritte che producono 800 testate con 2.632 dipendenti oltre a 300 giornalisti e circa 4mila collaboratori. Alcune delle testate Anes (130 riviste di 39 editori) hanno tiratura e diffusione certificate da Csst (Certificazione stampa specializzata e tecnica, presidente Gisella Bertini Malgarini). Sono 200 milioni le copie complessive distribuite in un anno dalle riviste aderenti all’Anes, la gran parte delle quali tramite abbonamento (140 milioni di copie), mentre le rimanenti copie (60 milioni) vengono vendute in edicola.  Difficile quantificare i ricavi derivanti dalla distribuzione, visto che solo il 32% viene veicolato attraverso il canale edicola e gli abbonamenti sono prevalentemente omaggio o legati alle quote associative delle aziende iscritte. I ricavi pubblicitari delle 800 testate, invece, cioè gli investimenti degli inserzionisti, sono ben quantificabili e hanno raggiunto, nel 2002, la bellezza di 1.600 miliardi di vecchie lire, pari a 826 milioni di euro. Secondo i dati Upa erano 316 miliardi di lire nel 1999: un’accelerazione vertiginosa. E un dato complessivo che è molto di più dei ricavi pubblicitari di radio, affissioni e cinema che, messi insieme, arrivano a stento ai 600 milioni di euro. Se poi calcoliamo anche l’indotto che, tra centri stampa, fotolitisti, spedizionieri e quant’altro, coinvolge altri 10mila lavoratori e le aziende che editano ugualmente testate tecniche pur non essendo associate Anes (altri 4mila dipendenti), allora il giro d’affari arriva a superare i 3mila miliardi di vecchie lire. Esattamente quanto i ricavi pubblicitari dell’anno 2002 per i quotidiani rilevati da Fcp-Fieg. Ancora più rilevanti i numeri dell’altra sigla associativa, l’Uspi (Unione stampa periodica italiana), che quest’anno, il 19 e 20 giugno a Frascati, celebrerà  i 50 anni di attività  (è nata nel 1953). All’Uspi aderiscono ben 2.113 aziende che producono 3.100 testate con 6mila dipendenti, più 1.500 giornalisti assunti, 2.500 giornalisti collaboratori coordinati e continuativi e 12.500 collaboratori esterni. Per i giornalisti è in discussione proprio in questo periodo la piattaforma del contratto con la Fnsi. Che seguirà  non tanto il modello Fnsi-Fieg ma il modello di contratto Fnsi-AerAntiCorallo firmato il 3 ottobre 2000 per l’emittenza radiofonica privata.  Sono 500 milioni in totale le copie dei periodici diffusi dalle aziende Uspi esclusivamente in abbonamento (ma 400 delle oltre 3mila testate vanno anche in edicola).

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Nella foto,
Giuseppe Nardella, presidente dell’Anes