Scelte del mese

17 dicembre 2008 | 0:00

Personaggi – Oriana Fallaci. Carlo Rossella: la propongo senatore a vita.

Nella primavera del 1982, in piena guerra anglo-argentina per le isole Falkland-Malvine ebbi la gradevole occasione di frequentare casa Borges, in calle Maipù a Buenos Aires.
Il vecchio don Jorge Luis, in gilet di lana, pantaloni di flanella scura e pantofole di pecari, mi riceveva nella penombra del suo salotto. Parlavamo di letteratura, di politica, di amici comuni (aveva un grande affetto per Domenico Porzio). E soprattutto parlavamo di Argentina, quella certa Argentina populista, peronista, militarista, tanghista, insomma volgare, che lui da sempre odiava. Borges, sommo poeta e scrittore mai premiato dai giurati pallidi e spossati del premio Nobel, non era amato in patria. Ma non riusciva a farsene una ragione. ‘Porque no me quieren?’, era solito domandarmi. Ed io lì a spiegare, a parlare di invidia e di destino, di snobismo (suo) e di buzzurraggine degli altri, di ingratitudini e di destino cinico e tramposo, ovvero baro. Ma di nessuna mia risposta Borges fu mai soddisfatto. E sempre cercava altre strade, storiche, politiche, metafisiche, simboliche per spiegare non solo il disamore degli argentini nei suoi confronti (certo i veri liberali lo avevano sempre adorato), ma anche quello delle giurie del Nobel, capaci di celebrare l’ultimo romanziere del Terzo Mondo ma inette a capire la grandezza del supremo boarense. Mi sono ricordato spesso di Borges e dei nostri discorsi quando, dal 13 al 15 dicembre scorso, sono stato a New York e ho visto Oriana Fallaci. Borges era amato da certe élite intellettuali e non era capito dalle masse. Oriana Fallaci è adorata e totalmente compresa dal grande pubblico, mentre non piace agli intellettuali di sinistra e a un certo establishment che non vuole mai dire, fare, pensare qualcosa che può minimamente dispiacere alla political correctness nostrana. Il suo libro ‘La Rabbia e l’Orgoglio’, continuazione dell’omonimo articolo apparso sul Corriere della Sera di qualche settimana dopo gli attentati dell’11 settembre, ha già  venduto quasi un milione di copie in meno di un mese. Ma c’è chi fa lo struzzo, chi non vede questo enorme successo, chi non riflette sullo straordinario rapporto che la Fallaci ha con noi gente comune. I mandarini sono sconvolti da questo fenomeno ma non ne accennano. Se uno scrittore e una scrittrice graditi alla sinistra avessero ottenuto un simile risultato, ne avremmo sentito parlare in continuazione alla tivù. Tolti Enrico Mentana, Bruno Vespa, Giurato e la Saluzzi, nessuno, dal piccolo schermo, parla più della Fallaci sui quotidiani, solo il Corriere e La Stampa tengono viva l’informazione sul caso Fallaci. Gli altri tacciono. Le radio, vero nuovo fenomeno di informazione culturale di massa, la coccolano e la vezzeggiano e dialogano coi loro ascoltatori che vogliono saperne sempre di più. Sono giovani, per lo più, che condividono le sue idee sull’Islam e la violenta presa di posizione che butta all’aria le ultime vestigia del ‘politically correct’. Questi giovani, che spesso sento alla radio, amano Oriana Fallaci, questa italiana piena di coraggio, che ha scelto di vivere ‘in esilio’ a New York, che ha chiuso la sua casa a quasi tutti per scrivere, pensare e anche soffrire. Una grande italiana che forse non è mai stata nominata né Cavaliere della Repubblica né Cavaliere del Lavoro, né commendatore. Un Paese normale l’avrebbe già  nominata senatrice a vita, visto che si tratta della scrittrice italiana più apprezzata all’estero (milioni e milioni di copie vendute da Tokyo a Los Angeles) e dal grande pubblico italiano. Ma nessun politico né alcun intellettuale né alcun branco rosa hanno ancora proposto la nomina della Fallaci a senatore a vita.
E allora lo faccio io (ed è d’accordo con me anche Lucia Annunziata) da queste pagine. La Fallaci senatore a vita è un atto dovuto di questo Paese a questa donna combattente (anche nella Resistenza), a questa intellettuale libera e coraggiosa. Sono sicuro che, come spesso accade, questo appello cadrà  nel vuoto. Come Borges, la Fallaci, a proposito di politici e intellettuali, potrebbe chiedermi ‘Porque no me quieren?’.


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Nella foto, Oriana Fallaci