Periodici – ‘Diario’. Giornalisti molto speciali

“In edicola già  da cinque anni: ci sperava?”. “Diciamo che il 23 ottobre del ’96, quando è uscito il primo numero, ci speravo”. Questa volta l’understatement da intellettuale torinese non riesce a nascondere la soddisfazione di Enrico Deaglio, fondatore e direttore di Diaro, settimanale che in queste settimane festeggia il quinto compleanno. La storia registra la nascita del Diario come ‘magazine’ dell’Unità , edito da Radiosa Aurora (Luca Formenton del Saggiatore, Amato Mattia di Rosabella e Arca, a quei tempi editrice della testata diessina). La simbiosi editoriale si interrompe dopo un anno: “Quello è stato un momento davvero cruciale”, spiega Deaglio. “Fino ad allora eravamo in una situazione protetta: supplemento blindato di un quotidiano, anche se non si è mai ben capito quanto effettivamente vendesse l’edizione del mercoledì dell’Unità  che usciva in edicola con Diario a 3mila lire. E nemmeno abbiamo dati chiari di quanto diffondessimo durante il resto della settimana, quando rimanevamo in vendita da soli a 1.500 lire. Insomma, la vera scommessa è iniziata a cavallo tra il ’97 e il ’98 quando ci siamo presentati soli sul mercato”. Il distacco dal quotidiano coincide con una novità  nella composizione societaria dell’editrice – il capitale viene equamente diviso tra Arca e Formenton – e con la decisione di concentrare l’intera redazione nella sede milanese di Via Melzo. Un trasloco per nulla indolore, visto che la maggioranza dei giornalisti della redazione romana – il vice direttore Nicola Fano compreso – scelgono di rientrare all’Unità  (ora nella capitale lavora solo Goffredo De Pascale). La formula di giornale di lettura e di approfondimento, che seleziona le notizie e le porge bene, che pubblica lunghe inchieste – ‘Come si faceva una volta’, è il leit motiv di Deaglio – si conquista in questi anni uno spazio in quella parte di pubblico, schierato politicamente a sinistra, che non ricerca soltanto argomenti per essere rassicurato sulla giustezza delle proprie convinzioni. Il che, tradotto in cifre, significa più o meno 30mila copie. D’altra parte, stiamo parlando di un prodotto che non concede nulla alla moda imperante. Nemmeno sul fronte grafico, visto che le tre colonne di testo in carattere Garamond corpo 10 che riempiono anche interamente le pagine di Diario contribuiscono a completare l’immagine di ‘nobiltà  decaduta’ che marca la distanza dagli altri settimanali. “Sono gli stessi lettori che ci spingono a essere differenti dagli altri, a non assimilarci”, precisa Deaglio.


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Nella foto, la redazione del Diario.
In prima fila, da sinistra: Gianni Barbacetto, Marina Morpurgo, Maurizio Garofalo. In seconda fila, da sinistra: Andrea Jacchia, Enrica Olivella, Annalisa Tedeschi, Olga Bachshmidt, Carla Mondino, Assunta Sarlo, Giancarlo Ascari Elfo, Enrico Deaglio e Luca Formenton (direttore ed editore ‘incorniciati’ del settimanale), Angela A. Olivella. In terza fila, da sinistra: Mario Portanova, Giacomo Papi, Pietro Cheli, Alessandro Marzo Magno. Assente Goffredo De Pascale, il redattore che presidia la piazza romana.

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