Sindacato – ‘Messaggero’. Caltagirone tenta la spallata

L’editore del Messaggero Franco Caltagirone ha deciso di sfidare il sindacato dei giornalisti disdettando il patto integrativo del 1974 – trattato da Sandro Perrone dopo 15 giorni di assemblea permanente – e il cosiddetto ‘patto d’ingresso’ sottoscritto nel luglio 1996, quando l’imprenditore romano ha preso il controllo del quotidiano di Via del Tritone. Tutti e due i documenti – giudicati dall’editore “non attuali” – sono sempre stati considerati dalla redazione del Messaggero come una serie di regole etiche e professionali a garanzia dell’autonomia e della qualità  dell’informazione, diventate anche punto di riferimento a livello nazionale per una generazione di giornalisti. Tra l’altro, l’accordo del ’74 prevede che i vice direttori siano scelti all’interno della redazione e che la loro nomina passi attraverso il gradimento vincolante dei giornalisti. Il parere vincolante del Cdr e dell’assemblea deve esserci anche per i licenziamenti. Inoltre, stando ai patti, l’azienda si impegna a non effettuare trasferimenti o cambi di mansione che comportino una dequalificazione professionale (un lungo braccio di ferro ha impegnato la redazione e Caltagirone sul trasferimento di Umberto La Rocca, ora alla Stampa, a Macerata, e di Fabio Morabito a Pescara).  Con il ‘patto d’ingresso’ di cinque anni fa, Caltagirone si è impegnato a recepire l’integrativo del ’74, a non avviare sinergie fra le testate del gruppo, a mantenere la stessa sede e a istituire un garante dei lettori (mai attivato). Tutti e due i patti non prevedevano scadenze.


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Nella foto, Franco Caltagirone

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