TAGLI PER TUTTI TRANNE CHE PER I QUOTIDIANI DI PARTITO

La vicenda dei tagli all’editoria, iniziata questa estate, pare avviarsi alla conclusione: i tagli resteranno per tutti, tranne che per i quotidiani che facciano riferimento ad un partito politico, anche di quelli che in Parlamento non ci sono più.

E’ quanto si evince dalla lettura dei primi tre commi dell’articolo 3 della bozza di Regolamento per i contributi all’editoria scritta dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti e dal capo del Dipartimento editoria Mauro Masi: questa versione del Regolamento è quella corretta da palazzo Chigi dopo le proteste del mondo politico che denunciava il rischio chiusura di buona parte delle piccole e medie imprese editoriali per il combinato disposto dei tagli di Tremonti e delle nuove regole approvate troppo in fretta. Il rischio c’è ancora, ma negli ultimi giorni il volume della protesta politica si è abbassato parecchio.
Il nuovo testo introduce “a decorrere dall’anno 2010″ una nuova distinzione tra le testate che fanno capo ai partiti politici e le altre (all’interno di quest’ultima categoria i periodici sono assai più penalizzati dei quotidiani).
Per la stampa non partitica il Regolamento prevede per i quotidiani un rimborso fisso pari al 50% dei costi certificati   (cifra che non può superare i due milioni di euro), più un contributo di 0,09 euro per ogni copia distribuita: il tetto massimo del rimborso è fissato in ogni caso al 60% delle spese. Per i periodici il rimborso fisso copre solo il 30% dei costi per un massimo di 300mila euro, cui si aggiunge il contributo di 0,20 euro a copia per un ammontare massimo che non può superare la metà  delle spese.
Il Regolamento introduce nella quantificazione del rimborso, un paio di novità  per ostacolare i furbi: i soldi pubblici non verranno più erogati sulla base dell’aleatorio parametro “tiratura-diffusione”, ma su quello assai più verificabile “distribuzione-vendita”.
Ai giornali di partito viene assegnato (capoverso A del comma 3) un contributo fisso annuo pari al 40% dei costi per un massimo rispettivamente di 1.290.000 per i quotidiani e 310mila euro per i periodici. A questa cifra iniziale non si aggiunge però il contributo per ogni copia effettivamente distribuita in edicola come per gli altri, ma un criterio di erogazione di fondi ad hoc (capoverso B): “Per i quotidiani euro 258mila l’anno da 10.000 a 30.000 copie di tiratura media giornaliera ed euro 154.000 all’anno ogni diecimila copie di tiratura media giornaliera dalle 30.000 alle 150.000 copie ed euro 103.000 all’anno ogni 10.000 copie di tiratura media giornaliera oltre le 150.000 e fino alle 250.000 copie”; ai periodici, invece, “viene comunque corrisposto un contributo di euro 207.000 mila nel caso di tirature medie superiori alle 10.000 copie”. A questi soldi si aggiungono quelli, misteriosi, del capoverso C, che recita: “Ulteriori contributi pari al 100% di quelli indicati alle lettere A e B”. Il capoverso D, infine, specifica che il tutto non potrà  superare il 70% delle spese messe a bilancio.
Interessante a questo punto stabilire chi potrà  giovarsi di questo trattamento di favore. Attraverso un complicato giro di riferimenti normativi si evince che si tratta degli organi di forze politiche che abbiano un gruppo parlamentare. Anzi che abbiano avuto un gruppo parlamentare. Bonaiuti e Masi hanno infatti deciso di cristallizzare la situazione alle legislature precedenti in modo che ai contributi possano accedere tutti: La Padania (Lega Nord), Il Secolo d’Italia (Alleanza nazionale, che oggi non ha più un gruppo autonomo), l’Unità  (ex Ds), Europa (ex Margherita), Liberazione (Prc), La Rinascita della sinistra (Pdci), Notizie Verdi (Verdi), Socialista Lab (ex Nuovo Psi), mentre non è chiaro il destino di Liberal, a suo tempo periodico del gruppo di Forza Italia ma oggi quotidiano nell’orbita dell’Udc, e di Democrazia Cristiana, accreditato come organo del gruppo politico Magna Grecia Sud Europa, lanciato dal ministro Gianfranco Rotondi.
QuantO ai tempi di approvazione, il Regolamento è   ancora una bozza, ma potrebbe diventare operativo in tempi brevissimi. Il sottosegretario Bonaiuti non ritiene infatti valido l’emendamento approvato dalle Camere che prevede il voto vincolante dalle commissioni parlamentari sul testo (cosa che ha fatto arrabbiare parecchio Gianfranco Fini) ed è intenzionato a mandarlo quanto prima al Consiglio di Stato per il parere. Secondo quanto appreso da Prima, la bozza sarebbe stata già  analizzata nel pre-Consiglio dei ministri di questa settimana, passo propedeutico al voto del governo. (Primaonline.it – 17 dicembre 2008)

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