Se non ora, quando?

Roberto Briglia, direttore generale dei periodici Mondadori, spiega perché la riorganizzazione cominciata con il licenziamento di sei dirigenti non è causata dalla crisi. “La crisi c’è, forte e strutturale, ma il punto di partenza per noi non è, in realtà , questo. O meglio, non è soltanto l’aspetto economico della crisi, ma quali sono le priorità  della prossima fase. I temi sono due, più qualitativi: la rifocalizzazione sui giornali e i nuovi modelli organizzativi. Il risparmio sui costi è la ricaduta virtuosa di questa strategia, non il contrario”, dichiara Briglia a ‘Prima’.
“Bisogna reinvestire, e molto, sui nostri brand chiave. Dobbiamo trovare idee e risorse per migliorare i contenuti persino investendo nell’aspetto fisico del prodotto giornale: nella qualità  della carta, ad esempio, o nei formati. Il marketing deve tornare a valorizzare l’identità  e la capacità  attrattiva delle testate, non la vendita dei collaterali. Occorre che il rapporto editore-direttore-pubblicità  diventi un triangolo perfetto, in grado di parlare con efficacia e convinzione al lettore e all’inserzionista”, spiega Briglia.
“Più la competizione si fa ardua, più hai necessità  di ideazione e velocità . Per questo occorrono strutture organizzative estremamente agili. E se sei agile costi di meno. Se costi di meno conquisti tempo e risorse per trasformare la crisi in opportunità , per vincere sulla concorrenza”, sottolinea Briglia.
“C’è poi un altro punto di discontinuità : i modelli organizzativi delle redazioni”, ossserva Briglia. “Abbiamo un modello gerarchico che non funziona più, meccanicistico e autoreferenziale, che produce separazione fra le redazioni, il mondo esterno e i lettori. Non do la responsabilità  ai giornalisti: è un modello generale che spinge a reiterare vecchi comportamenti. Ma va cambiato. Oggi l’organizzazione deve essere al servizio della discontinuità  dei contenuti, delle identità , del valore d’uso. Se il rinnovo del contratto nazionale è diventato un tormentone infinito dipende, in fondo, da questo”.

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