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19 dicembre 2008 | 17:26

Regolamento editoria ““ Legge delega art. 44 decreto legge 112

È ancora braccio di ferro tra Parlamento e governo sul regolamento dell’editoria messo a punto per legge delega dal sottosegretario Paolo Bonaiuti. Obiettivo: adeguare il sistema dei contributi dei giornali ai tagli imposti al settore dal decreto del luglio scorso. Nella protesta bipartisan contro Bonaiuti – deciso a sottoporre subito il testo del regolamento al parere del consiglio di Stato per renderlo efficace – i deputati hanno chiamato in causa anche il presidente della Camera Gianfranco Fini. Che, tempo una settimana, ha emesso il suo verdetto. Dando sostanzialmente ragione alla tesi sostenuta dagli esponenti di maggioranza e opposizione della commissione Cultura (tra i quali Enzo Raisi e Flavia Perina per il Pdl, Ricardo Franco Levi per il Pd e Beppe Giulietti per l’Idv), per i quali la decisione di Bonaiuti avrebbe violato la norma approvata dalla Camera che, prioritariamente, prevede per il via libera al regolamento il parere vincolante delle competenti commissioni parlamentari.
“Anche se la disposizione deve essere ratificata ancora dal Senato, l’aula di Montecitorio l’ha comunque votata e quindi non può essere disattesa”, andava spiegando Enzo Raisi mentre si appellava a Fini per dirimere la questione con il sottosegretario Bonaiuti che, in un’altra lettera inviata alla presidente della commissione Cultura Valentina Aprea (Pdl), aveva invece ribadito che “la delega del governo ricevuta dal Parlamento in materia di editoria non può essere soggetta a un ulteriore parere vincolante delle commissioni parlamentari”.
Non è così, ha invece osservato, precedenti alla mano, il presidente Fini: anche se la norma è stata approvata solo da un ramo del Parlamento, la “delicatezza” dell’argomento rende “doveroso e necessario” che il procedimento di adozione del testo “si definisca solo dopo aver acquisito gli orientamenti della suddetta commissione e tenendo conto delle indicazioni conclusive in tale sede formulate”.
Ma cosa prevede il regolamento predisposto dal sottosegretario Bonaiuti? Dopo le ultime modifiche rese note nell’ambito delle varie audizioni parlamentari, non ci sono cambiamenti sostanziali per i giornali propriamente di partito: è stato infatti anche tolto il limite al rimborso in un primo tempo fissato a 4 milioni di euro (superato soprattutto dall’Unità , Libero e Avvenire). Per quanto riguarda invece i giornali politici (come Libero, Il Foglio e Il Riformista che in base alla vecchia legge erano titolari di contributi perché espressione di movimenti politici formati anche da due soli parlamentari) è caduto l’obbligo a trasformarsi in ‘vere’ cooperative giornalistiche con tutti i requisiti previsti dalla legge.
La modifica sostanziale riguarda il parametro di riferimento per l’erogazione dei contributi: invariato quello per i giornali di partito (9 centesimi a copia sulla base di quelle stampate), mentre gli altri riceveranno i fondi solo sulla base delle copie vendute in edicola. La protesta di Mediacoop – l’associazione nazionale delle cooperative giornalistiche – non si è fatta attendere: “Il regolamento è impresentabile: non corrisponde alle esigenze di rigore ed è fuori la delega attribuita dal Parlamento”, è stato il commento al nuovo testo formulato da Bonaiuti. Secondo Mediacoop, che ha contestato punto per punto il regolamento, la violazione sarebbe avvenuta sia con l’esclusione dei giornali di partito dalla nuova normativa sia con il ripristino, solo per loro, dell’erogazione in base alle copie tirate e non a quelle diffuse, sia con la soppressione del tetto del 30% della pubblicità  come condizione di accesso al sostegno pubblico che “costituiva la motivazione principale per la sua erogazione”. Inoltre il nuovo regolamento, sempre secondo Mediacoop, non obbligando le cooperative ex art. 153 (Il Riformista, Libero e Il Foglio) a trasformarsi in vere cooperative (come quelle definite dall’art. 6 della legge 416 del 1981, Il Manifesto ad esempio) introduce una forma di cooperativa ibrida “inaccettabile” in un quadro di risparmi. “In tal modo”, conclude l’associazione, “il regolamento, invece di semplificare il processo e i criteri per la definizione dei contributi, rende ancor più ingiusta, distorta e farraginosa la normativa”.
In poche parole – come ha fatto notare nel corso dell’audizione al Senato del 3 dicembre scorso il senatore del Pd Vincenzo Vita – si è tolto l’obbligo di trasformarsi in vere cooperative a quei giornali i cui editori di riferimento siedono in Parlamento nelle fila del Pdl, come Antonio Angelucci e Giuseppe Ciarrapico: ennesima norma ad personam? È stato l’interrogativo sollevato dai parlamentari del Pd. Mentre Alessio Butti (Pdl-An) ha invece apprezzato la scelta di non penalizzare quei giornali che “vendono realmente, che hanno lettori, che assumono personale e impiegano centinaia di lavoratori”.
Bonaiuti è tornato comunque a ribadire che i tagli all’editoria imposti dal decreto di luglio non saranno retroattivi e che dunque saranno pagati per intero i contributi relativi al 2007, dando garanzie per quelli del 2008 che saranno erogati a fine 2009 (circa 280 milioni di euro). Nessun impegno è stato invece preso per il 2009. Nel frattempo uno studio tecnico contro gli sprechi è stato affidato a Mauro Masi, segretario generale di Palazzo Chigi e direttore del dipartimento editoria.
“Vogliamo verificare quanto pesa realmente il settore ‘protetto’, se abbiano ancora un senso le agevolazioni postali e come articolarle. Gli unici dati che abbiamo”, ha spiegato Bonaiuti nel corso dell’audizione in Senato, “sono quelli della Fieg, nobili e preziosi, ma pur sempre di parte”. Per il sottosegretario si tratta di un approfondimento importante “sia perché abbiamo meno fondi a disposizione e sia perché sono annunciate profonde ristrutturazioni in quotidiani, periodici e tivù che incideranno su un gran numero di giornalisti e tecnici, con rischi pesanti per le casse dell’Inpgi”. Tutte tematiche che, ha detto Bonaiuti, saranno affrontate negli annunciati Stati generali dell’editoria convocati per metà  gennaio.

Nella rubrica su ‘Prima Comunicazione’ si parla anche di: Fondi editoria; Editoria; Registrazione siti Internet; Riforma delle intercettazioni