Televisione

21 dicembre 2008 | 0:00

DTT: ASCOLTI; SUCCESSO DIGITALE, GENERALISTE IN CALO

DTT: ASCOLTI; SUCCESSO DIGITALE, GENERALISTE IN CALO
SILIATO, MA EDITORI TRADIZIONALI RECUPERANO CON NUOVA OFFERTA
 
(ANSA) – ROMA, 21 DIC – Calano Rai e Mediaset, in particolare con le reti ammiraglie, anche se Canale 5 resta leader, e crescono i canali satellitari. E’ la ‘rivoluzione’ che emerge dall’analisi dei dati Auditel in Sardegna nel periodo 2 novembre-13 dicembre, all’indomani cioé dello switch off del 31 ottobre, quando è stato spento l’ultimo impianto analogico e l’isola è diventata all digital. Rispetto al periodo corrispondente del 2007 (4 novembre-15 dicembre) – in base alle elaborazioni dello studio Frasi – nell’intera giornata Canale 5 ha raccolto il 23.07% di share (-2.97%), Raiuno il 19.64% (-2.52%), Raidue il 10.45% (con un aumento dell’1.88%), Raitre il 9.01% (-0.68%), Italia 1 l’8.42% (-2.41%), Retequattro il 5.92% (-0.49%), La7 il 2.21% (-0.04%). Nel complesso, la Rai ha fatto segnare il 39.10% (rispetto al 40.43% del 2007) e Mediaset il 37.41% (quasi sei punti in meno, l’anno scorso era al 43.28%), ma Viale Mazzini si consola con il 4.07% di Raidigit, cioé l’offerta digitale (+3.30% sul 2007); nel complesso, il totale Rai (con il digitale) tocca il 43.10 rispetto al 41.20%. In crescita gli ascolti dei canali Sky (3.50% contro 1.92%) e Fox (1.11% contro 0.83%); in aumento anche le altre terrestri, salite dal 6.75% all’8.19%. Ma quanto pesa l’esempio della Sardegna sul resto d’Italia, che si avvia a passare al digitale terrestre? “L’isola – spiega Francesco Siliato, partner dello Studio Frasi e docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi al Politecnico di Milano – rappresenta il 2.8% della popolazione italiana e il 2.9% del pubblico televisivo. Innanzi tutto emerge il calo del consumo di tv con il passaggio al digitale, evidentemente ancora incompleto rispetto al numero dei televisori presenti in ogni famiglia. E questo incide sugli ascolti complessivi, in particolare per le tv generaliste: se il marito guarda la partita sul digitale, la moglie non può più seguire alla stessa ora sul televisore senza decoder il quiz o la fiction, offerta tipica delle tv tradizionali”. Il calo è inevitabile: “L’esempio degli altri Paesi europei – dice Siliato – dimostra che la maggiore offerta porta il pubblico a segmentarsi: è successo a Abc, Cbs e Nbc in America quando è arrivato il cavo, o a Bbc e Itv in Inghilterra quando si è diffusa Freeview”. La riduzione avrà  comunque un punto di arresto, “stimabile attorno al 70-72% complessivo: oggi Rai e Mediaset sono al 78% in Sardegna, all’82-84% in Italia”. Gli ascolti persi, tuttavia, possono essere recuperati dagli stessi editori puntando sull’offerta in digitale, “come è successo alla Rai soprattutto con Rai 4, che in Sardegna è arrivata a toccare il 3.7% superando La7″, dice Siliato. “Diverso è il discorso per Mediaset, la cui strategia punta più sull’offerta a pagamento, e cioé a drenare risorse pubblicitarie più che ad arginare la riduzione degli ascolti”. Da notare poi il successo di Sky, “che a novembre guadagna nell’isola il 50% e a dicembre il 40%. Il dato complessivo, dunque – conclude Siliato – è che il digitale vince sull’analogico, com’é nella logica delle cose. A contare è il contenuto: per lo spettatore la piattaforma è indifferente”. I dati di ascolto, comunque, dovranno assestarsi: “Sul boom di Rai 4 ha pesato l’Isola dei famosi”, fa notare Andrea Ambrogetti, presidente di Dgtvi (Rai, Mediaset, Ti Media, DFree e le emittenti locali di Frt e Aeranti-Corallo). “Mediaset? Sull’offerta free stiamo facendo una riflessione congiunta a livello europeo: quanti canali realizzare e di che tipo, tematici o semigeneralisti. Sull’offerta pay siamo il più grosso caso a livello europeo sul digitale terrestre, con 2,7 milioni di tesserine attive”. Ma Ambrogetti sottolinea soprattutto il successo del passaggio alla nuova tecnologia: “Oggi il digitale terrestre è presente nel 95% delle case sarde. Il 75% delle famiglie ha solo il Dtt, il 20% ha sia il satellite che il Dtt, il 5% solo il satellite. E come spiegheremo nella IV Conferenza nazionale sul digitale terrestre, a Roma il 20 e 21 gennaio, le ricerche in Francia, Gran Bretagna e Spagna dimostrano che il calo dei canali analogici, fino a qualche anno fa intercettato dal satellite, oggi è catalizzato dalla nuova offerta digitale: l’ascolto torna così ai broadcaster tradizionali, pubblici e privati”.