Manager . Fabrizio D’Angelo. Giramondo e filosofo

Fabrizio D’Angelo lascia la Mondadori per sviluppare le attività  internazionali di Burda.
Non è cosa così frequente che un’azienda tedesca scelga per uno degli incarichi di vertice un italiano. Fabrizio D’Angelo lo sa bene e ne è giustamente lusingato, tanto più che il ruolo di amministratore delegato di Burda Holding International – la società  del gruppo editoriale Hubert Burda che si occupa delle attività  nell’Europa dell’Ovest, in Asia e in Medio Oriente – sembra proprio tagliato su misura per lui. È stata anche questa felice compatibilità  a spingerlo ad accettare la proposta, ultima di una serie proveniente dalla stessa Burda e anche da altri gruppi editoriali, e a lasciare la Mondadori dove dal 2001 era responsabile delle attività  internazionali. “Alla Mondadori sono stato trattato straordinariamente bene da tutti i punti di vista, era difficile farmi considerare l’idea di andare via”, ammette. “Questa è stata la prima volta in cui ho ricevuto un’offerta che mi facesse prendere in considerazione l’ipotesi”.
E allora cosa ci sarà  mai di tanto eccezionale alla Burda International Holding da convincere un uomo come D’Angelo, un vulcano di idee e d’iniziative ma anche un manager molto geloso della sua autonomia, a lasciare una situazione dove, è lui a dirlo, “venivo pagato per fare esattamene la cosa che adoro”? . La risposta è in una parolina semplice semplice: sviluppo.

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