Personaggi ““ Antonio Pilati. Il grande business

“Con la rivoluzione digitale crescerà  senza sosta il numero di coloro che prenderanno la parola e crescerà  il numero delle comunità , ma ci sarà  sempre bisogno di qualcosa che parli a tutti quanti, che produca idee, figure, immagini condivise su larga scala”. E’ la tesi espressa da Antonio Pilati. Grande esperto del mondo dei media, considerato l’ideologo della legge Gasparri sulle tivù e del relativo Sic, ossia il sistema integrato delle comunicazioni, Pilati dal 1998 al 2005 ha fatto parte dell’Autorità  per le garanzie nelle comunicazioni e oggi siede al tavolo dell’Autorità  garante della concorrenza e del mercato.
Secondo Pilati con la rivoluzione digitale “vince chi ha capito prima degli altri che i grandi depositi della conoscenza si potevano aprire su scala di massa e ha saputo creare le condizioni per un accesso agevole e diffuso: ad esempio, Google, Sky, iTunes, ma anche eBay e Amazon, cioè chi facilita la circolazione cognitiva”.
Nel campo della televisione, “il successo è toccato soprattutto a chi ha intercettato il desiderio di avere tanti contenuti tra cui scegliere e li ha portati a casa degli utenti nella maniera più comoda: Sky, la Cnn, Bloomberg e in genere tutti quelli che hanno diffuso contenuti a flusso continuo, in grande quantità “.
Nella carta stampata, invece, “molti editori faticano a tirarsi fuori dal modello basato sull’edicola; si accorgono che la gente li segue di più sull’edizione elettronica, ma non hanno chiaro come si fa business su quella piattaforma”. Secondo Pilati potremmo addirittura stabilire una formula: “quanto più un’impresa ha un’origine vicino al digital, tanto più è pronta al cambiamento; quanto più ne è lontana e la sua storia è legata all’analogico, tanto più fa fatica”.
“Oggi – prosegue Pilati – viviamo un’epoca di frantumazione: i modi di pensare, le categorie con cui ciascuno interpreta la vita si stanno parcellizzando, dividendo e spesso diventano difficili da confrontare, intraducibili l’uno nell’altro. Manca un sistema di idee che sappia ricomporre le differenze. Però se una società  non ha un blocco di conoscenze condivise, alla fine non è più una società  e quindi io credo che un telegiornale visto da tutti rimarrà  sempre. E produrre idee che valgono per tutti – sotto forma di fiction o di informazione – può essere un grande business”.

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