MEDIA: RSF; MENO GIORNALISTI UCCISI IN 2008,MA NON OTTIMISMO

MEDIA: RSF; MENO GIORNALISTI UCCISI IN 2008,MA NON OTTIMISMO


(ANSA) – PARIGI, 30 DIC – Il numero dei giornalisti uccisi nel 2008 è diminuito rispetto al 2007, ma la situazione resta “globalmente negativa”: è questo il bilancio annuale di Reporters senza frontiere (Rsf) sulla situazione della sicurezza dei lavoratori dei media nel mondo. Le cifre “non sono tanto allarmanti quanto quelle degli anni scorsi – spiega l’organizzazione per la difesa della libertà  di stampa e dei giornalisti – ma l’ottimismo non è opportuno”. Nel 2008, i giornalisti uccisi sono stati 60, oltre ad un collaboratore dei media, mentre l’anno scorso erano stati 86, insieme a 20 collaboratori: è l’Iraq il paese in cui la maggior parte degli operatori dell’informazione – ben 15 – hanno trovato la morte, mentre in Africa il numero è sceso a 3 dai 12 del 2007. Ma questa diminuzione – precisa Rsf – si spiega soprattutto “con la rinuncia di molti professionisti a esercitare il loro mestiere” e con “la scomparsa progressiva dei media dalle zone di conflitto” come la Somalia. In diminuzione sono anche gli arresti dei giornalisti, scesi a 673 dagli 887 dell’anno scorso: in particolare, Rsf denuncia la situazione della Cina, dove l’anno olimpico “é servito come pretesto per numerose incarcerazioni”. Migliorano anche i dati relativi alla censura – 353 casi contro i 528 del 2007 – e ai rapimenti dei giornalisti, che sono diminuiti dai 67 ai 29 del 2008. Secondo Rsf, resta allarmante la situazione di internet: atti di censura nei confronti della libertà  di espressione sul web si sono registrati in 37 paesi, tra cui Siria e Cina, ma anche in democrazie come Tailandia e Turchia, per un totale di 1.740 siti chiusi o sospesi. Per la prima volta, poi, nel 2008 un “giornalista-cittadino” è morto sul lavoro. “La reazione di certi governi – spiega Rsf – comincia a riguardare i fenomeni di massa, in particolare i social network”: Facebook, ad esempio, è stato oscurato in Siria e in Tunisia e filtrato in Turchia e negli Emirati Arabi Uniti. Il numero dei blogger arrestati poi è salito a 59, dai 37 dell’anno scorso.

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