Televisione

14 gennaio 2009 | 0:00

Francia/ Riforma tv: sobbolle rivolta Ump contro legge Sarkozy

Francia/ Riforma tv: sobbolle rivolta Ump contro legge Sarkozy
Senatori maggioranza fanno mancare numero legale per protesta


Parigi, 14 gen. (Apcom) – Prosegue in Senato in mezzo alle polemiche e con un crescente malumore in seno alla maggioranza l’approvazione della riforma della televisione pubblica.
Fortemente voluta dal presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy, la legge abolisce progressivamente la pubblicita’ sulle reti televisive pubbliche e modifica il meccanismo di nomina del presidente di France Televisions, la holding che controlla la televisione pubblica.


Ieri i senatori dell’Unione per un movimento popolare (Ump) e i loro alleati dell’Unione di centro hanno approvato un emendamento che sottopone al voto a maggioranza dei tre quinti dei membri delle commissioni Affari culturali del Senato e della Camera (quindi anche con quelli dell’opposizione) la revoca del presidente di France Televisions, garantendogli di fatto l’inamovibilita’ per l’intera durata del mandato. Nel disegno di legge iniziale il governo lo nomina e lo revoca a suo piacimento.


Oggi invece le discussioni sono state sospese a causa del mancato raggiungimento del quorum dei senatori la cui presenza era necessaria, rilevato dall’opposizione. Mentre quest’ultima sfrutta gli strumenti offerti dal regolamento – a cominciare dall’ostruzionismo – per rinviare l’approvazione di una riforma che contesta, nella maggioranza serpeggia un malumore crescente: i senatori sono infatti costretti a esaminare e a pronunciarsi su un testo il cui provvedimento chiave, la fine della pubblicita’ sulle reti pubbliche, di fatto, e’ gia’ applicato, e molti di loro hanno boicottato l’emiciclo del palazzo del Luxembourg.


Per rispettare la data annunciata da Sarkozy mesi fa per il “big bang” (come viene chiamata la fine della pubblicita’) e per aggirare l’ostruzionismo dell’opposizione il governo aveva infatti intimato a fine dicembre al presidente di France Televisions di decretare lui stesso l’abolizione della pubblicita’.


Il malumore dei senatori dell’Ump, che si sentono “presi per i fondelli”, come ha dichiarato piu’ d’uno, si aggiunge all’ostilita’ condivisa da molti di loro con i colleghi dell’opposizione per la misura stessa. Molti temono infatti che i mancati introiti derivati dalla pubblicita’ non vengano compensati dai fondi pubbliciti stanziati (445 milioni di euro previsti dalla finanziaria 2009) ne’ da quelli derivanti dalla nuova tassa sugli operatori di telefonia mobile e sui fornitori di accesso a internet e da quella sul fatturato della pubblicita’ sulle reti private. E proprio queste ultime, denunciano sindacati e opposizione, dovrebbero trarre maggiormente profitto dall’abolizione progressiva della pubblicita’ sulle reti pubbliche. Reti private, fanno osservare, di cui numerose appartengono a persone molto vicine al capo dello Stato, come Martin Bouygues (TF1), Vincent Bollore’ (Direct 8) o Arnaud Lagardare (Gulli, Europe2 TV, Mezzo).