Editoria

03 febbraio 2009 | 11:37

LIBRO DEL GIORNO: CAPPELLI,DOPO L’AGLIANICO IL PACCHERO/ANSA TRA CIBO, AMORE E SESSO ULTIMO ROMANZO AUTORE ‘PARENTI LONTANI’ ROMA

LIBRO DEL GIORNO: CAPPELLI,DOPO L’AGLIANICO IL PACCHERO/ANSA
TRA CIBO, AMORE E SESSO ULTIMO ROMANZO AUTORE ‘PARENTI LONTANI’
ROMA
(di Paolo Petroni). (ANSA) – ROMA, 2 FEB – GAETANO CAPPELLI, ‘LA VEDOVA, IL SANTO E IL PACCHERO ESTREMO’ (MARSILIO, pp. 244 – 17,00 euro). I libri di Gaetano Cappelli hanno un loro fascino e fans proprio per i loro difetti, per l’essere esuberanti, comici, paradossali, approssimativi e magari frammentari nel continuo divagare, nel rincorrersi di invenzioni e situazioni un po’ realistiche un po’ assurde. Tutto questo corrisponde infatti a un’arte del narrare storie che ha origini orali e in cui la fantasia serve a dare continuo rutilar di colori alla realtà , coinvolgendo l’ascoltatore- lettore che, tra l’altro, di racconti picareschi, divertenti e divertiti, tutti colpi di scena, veri o fasulli che siano, non ne trova molti nella nostra produzione letteraria. E naturalmente quest’ultimo, non è diverso dai precedenti romanzi di Parenti, che appunto golosamente gioca tra sensualità  e golosità , tra letto e cucina (ora il Pacchero, nell’ultimo romanzo il vino Aglianico), su uno sfondo quotidiano di affari, di gente che cerca di tirare a campare e altra di diventare ricca, imbroglioni all’italiana, con quel tocco, con quella sottolineatura calorosa e diretta in più che viene dall’ambientazione e dall’animo meridionali. Cappelli è lucano, nato a Potenza una cinquantina di anni fa, e la sua terra è sempre il luogo da cui i suoi personaggi e partono e tornano. Vera Gallo, la vedova in questione, protagonista della vicenda e originaria di Busto Arsizio, si era trovata a vivere nel piccolo paese del marito, Irsina, in provincia di Matera. Così come, quando ha perduto tutto e il futuro le appare senza speranze, si scopre proprietaria del Santo, una statua che pare sia una delle due o tre sculture lasciate da Andrea Mantegna, attorno alla quale verà  organizzata un’asta riservata a miliardari, refrattari a ogni pubblicità , e svolta quindi praticamente in clandestinità . Questo grazie a Dario Villalta, vero appassionato di arte rinascimentale e di vedove mature. Attorno a queste figure principali, una pletora di personaggi minori e maggiori, d’ogni tipo e invenzione cialtronesca e buffonesca, dallo psicanalista trascendentale Aaron Kaminsky al ricco russo dal misterioso passato Alexander Dudorov, dal perfido e stravagante Carmine Palomino al gran chef d’intrugli Elio Di Ilio, vengono tirati in ballo da Parenti, che li fa interagire come possono, senza andare troppo per il sottile. L’importante è, di sorpresa in sorpresa, di personaggio in personaggio, arrivare alla fine e capire come va a finire questa commedia all’italiana di fine millennio, e come tale destinata a concludersi dolcemente, tra una sbandata e l’altra, senza grandi amarezze, grazie anche alla comparsa di Mariasofia Marasca. E’ lei la gustosa cuoca, detentrice del segreto, che sa di terra e di mare, del ragù del Pacchero estremo, risolutiva per far planare il romanzo gustosamente per le viuzze di Capri dove ognuno troverà  finalmente pace: “Ma davvero ci si può innamorare alla follia di una persona solo perché ti ha cucinato un piatto di pasta? Sì, se il piatto in questione è il Pacchero estremo. ‘tanto era buono?’ chiederebbe a questo punto il solito scettico amico, quello che non ci molla all’uscita da ogni glam-restaurant. ‘Sublime! Una cosa mai assaggiata prima’, dovrei rispondergli”. (ANSA).

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