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12 febbraio 2009 | 13:56

“Ho detto no alla Rai e rimango qui a sfidare il futuro”, dice Stefano Parisi, ad di Fastweb

“Ho avuto una proposta da Berlusconi che mi ha molto inorgoglito. Ma gli azionisti di Fastweb mi hanno chiesto di assicurare la continuità  di guida in una fase di pieno sviluppo e io ho sentito il dovere di non tirarmi indietro”, Stefano Parisi, amministratore delegato di Fastweb, spiega com’è nata la sua candidatura a direttore generale della Rai e perchè alla fine ha deciso di rinunciare per concentrarsi sull’azienda di tlc.
Con la sua offerta di servizi di telecomunicazione fissi e mobili, accesso Internet e Iptv, Fastweb per la prima volta da quando è nata dieci anni fa, chiuderà  il bilancio in attivo. “Le cifre”, conferma Parisi, “cominciano a darci ragione. Dati precisi non ne posso dare prima della presentazione ufficiale, ma ci aspettiamo risultati molto positivi. In dieci anni abbiamo raggiunto il milione e mezzo di clienti con un ebitda superiore ai 500 milioni”.
In particolare Parisi è ottimista sul futuro della tv via Internet: “Sono convinto che l’Iptv esploderà  perché è vero che c’è concorrenza fra satellitare e analogico – e prossimamente digitale terrestre – ma nessuna di queste piattaforme ha il potenziale dell’Iptv. I ricavi che puoi ottenere dall’Iptv, potenzialmente, sono maggiori. Pensiamo a cosa significa la possibilità  di profilare la pubblicità  sul cliente: a seconda delle tipologie di consumi, della localizzazione, dell’età , della composizione del nucleo familiare, eccetera. E ancora, c’è da esplorare il versante del servizio pubblico. Si pensi ai programmi educativi, rivolti alle scuole: con la Iptv puoi vedere un programma quando vuoi, con la massima flessibilità  temporale”.
Parisi affronta anche il tema dello scorporo della rete da parte di Telecom. “In passato”, afferma Parisi, “Telecom ha usato in modo non trasparente la proprietà  della rete, ci sono stati più ricorsi che ci hanno dato ragione. E si è cominciato a parlare di network separation laddove le authority di controllo, non avendo mezzi adeguati, non erano in grado di controllare l’effettiva gestione della rete impedendo gli abusi. Questa è stata la prima spinta. Lo scorporo della rete da parte di Telecom ci metterebbe in una condizione competitiva simile a quella della Gran Bretagna, anche se lì il mercato della telefonia fissa è meno evoluto. Comunque noi siamo fra coloro che sono meno interessati a questo sviluppo perché, banalmente, abbiamo una nostra rete di proprietà  e, dove non abbiamo la fibra, usiamo il rame della rete Telecom soltanto nell’ultimo tratto, nella connessione diretta al cliente. Ora, in realtà , si sta sviluppando una discussione su un altro tema, questo sì di eccezionale interesse: lo sviluppo di una rete di nuova generazione, la cosiddetta Ultrabroadband, da 100mega al secondo di portata. È la nuova frontiera competitiva, il futuro dell’Europa e dei singoli Paesi che ne fanno parte passa di qui. Da questo punto di vista mi sento di dire che, per una volta, l’Italia non è in coda agli altri, al contrario. Su 5 milioni di famiglie europee passate direttamente alla fibra ottica, 2 milioni sono italiane, e sono quelle di Fastweb. D’altronde questa scommessa è stata da noi fatta nel ’99, e sta ripagando ampiamente la nostra intuizione e il nostro investimento”.
“La rete a banda larga di nuova generazione”, prosegue Parisi, “è cruciale per il futuro del Paese e per la sua competitività . L’elaborazione della proposta è ora in mano a Francesco Caio, che sta facendo un ottimo lavoro. Vorrei anche dire una cosa sulle nostre scelte tecniche: abbiamo deciso di non utilizzare il Wi Max (banda larga wireless: ndr), che abbiamo trovato insufficiente per i nostri standard di qualità . Invece abbiamo concluso un importante accordo con Eutelsat per raggiungere 300 scuole in aree di digital divide, alle quali forniremo la connessione Internet”.
Parisi ha anche parlato delle iniziative programmate da Fastweb per celebrare il decennale della nascita della società : “La più importante è un libro sulla nostra storia industriale che sta scrivendo lo storico Valerio Castronovo e che ripercorre le tappe di una avventura imprenditoriale nata in parallelo ad altre (come ad esempio Tiscali), una impresa che oggi conta 3.500 dipendenti diretti e altrettanti collaboratori dei servizi che lavorano in esclusiva con noi”.

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