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13 febbraio 2009 | 12:35

Rubriche – Lavori in corso. Intercettazioni

Ddl n. 1415 – Chiunque pubblica, in tutto o in parte, anche per riassunto, atti o documenti di un procedimento penale, di cui sia vietata per legge la pubblicazione (cioè fino all’inizio del dibattimento), è punito con l’arresto fino a 30 giorni o con l’ammenda da mille a 5mila euro; se la pubblicazione riguarda intercettazioni telefoniche la pena è l’arresto fino a 30 giorni o un’ammenda da 2mila a 10mila euro. Ecco l’ultima versione del giro di vite che il governo intende imprimere al diritto d’informazione sulle inchieste giudiziarie, confermando il carcere anche se in alternativa alla sanzione pecuniaria. L’emendamento (attualmente all’esame della commissione Giustizia della Camera) fa parte del pacchetto di modifiche presentate il 4 febbraio dal governo al disegno di legge sulle intercettazioni firmato dal guardasigilli Angelino Alfano e prevede un inasprimento della pena anche per gli editori: a loro si applica la sanzione pecuniaria da 250 a 300 quote (l’importo di una quota va da un minimo di 258 euro a un massimo di 1.550 euro, in base all’articolo 10 della legge 231/2001). In sostanza se il giornalista divulga il contenuto di atti d’inchiesta e/o d’intercettazioni oggetto d’indagine viene punito anche l’editore, ma soltanto sul piano economico con sanzioni che vanno da un minimo di 64.500 euro fino a ben 465mila euro.
Dura la presa di posizione del Partito democratico che con la capogruppo in commissione Giustizia, Donatella Ferrante, parla di “una forte limitazione del diritto di cronaca ma anche di quello dei cittadini a essere informati”. Preoccupata la reazione del sindacato dei giornalisti, che continua a non escludere uno sciopero della categoria: “Come andiamo dicendo da mesi, se quel testo fosse già  legge non avremmo saputo per anni di vicende come il crack Parmalat, dello scandalo del calcio o di quello della clinica Santa Rita. Il problema non riguarda il diritto alla riservatezza: qui si mette in pericolo il diritto d’informazione”, ha dichiarato il segretario della Fnsi, Roberto Natale. E per bocca del suo presidente, Carlo Malinconico, che parla di “norme che mettono a rischio il diritto di cronaca”, la Federazione degli editori ha rincarato la dose: “Così congegnata la norma impedirebbe persino la divulgazione degli arresti”.

Si parla anche di riforma della governance Rai, abolizione della commissione di Vigilanza Rai, digitale terrestre, pubblicazione delle sentenze comitato per la comunicazione.

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