Editoria, Televisione

05 marzo 2009 | 11:09

TELEVISIONE: FAVA, “MANCA IL VERO GIORNALISMO D’INCHIESTA”

TELEVISIONE: FAVA, “MANCA IL VERO GIORNALISMO D’INCHIESTA”
(AGI) – Roma, 4 mar. – L’ex direttore del Tg1 e presidente dell’associazione Giornalisti Europei, Nuccio Fava , critica “la brutta marmellata della televisione e la condizione della tv pubblica e privata” in Italia. Partendo dagli ultimi fatti di attualita’, Fava denuncia lo scarso contributo alla comprensione dato dal mondo dell’informazione: “Non solo la decisione di innalzare a 65 anni la pensione delle donne, nel bel mezzo di una crisi economica e proprio alla vigilia dell’otto marzo, era un bell’interrogativo che avrebbe potuto occupare i principali contenitori televisivi, ma la stessa simpatica sgradevolezza di Murinho, avrebbe potuto offrire ampia materia per dibattere le magagne del nostro mondo pallonaro. Tentativi mai seriamente approfonditi sin dai tempi di Zeman. Del resto -aggiunge Fava – la giornata offriva anche gli straordinari argomenti dell’apertura di Obama alla Russia, la delicatissima questione delle ronde o la decisione del sindaco di Roma di mettere dei vigilantes sulle ultime corse degli autobus diretti alle periferie”. Questioni appena toccate, secondo l’ex direttore del Tg1, dove invece doveva concentrarsi l’informazione del “giornalismo d’inchiesta e di approfondimento di cui tutta la societa’ italiana avrebbe bisogno”. Invece, denuncia Fava, Rai1 e Canale 5 “ci hanno offerto una scontata marmellata di prodotti precotti, senza alcun gusto della ricerca”, con la prima rete che, pur afrontando il tema dei matrimoni misti “non contribuisce alla conoscenza dei problemi”, e la seconda che “supera il limite di buon gusto, dando cinicamente lo squallore di Omar ed Erika, furtivamente ripresi da una telecamera che avrebbe dovuto documentare la loro desolata condizione, a fini terapeutici e non di pubblico ludibrio”. Questi fatti, conclude Fava ripropongono “l’interrogativo del perche’, oltre la responsabilita’ deontologica dei giornalisti, non sia chiamata in causa la responsabilita’ di chi dirige queste aziende editoriali, e di quale ruolo possa esercitare la commissione bicamerale di vigilanza, tutta assorbita dal problema di nuove nomine e spartizioni”.

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