Editoria, Televisione

09 marzo 2009 | 17:23

RAI: DE BORTOLI; ULTIMI ANNI TRA RIFIUTI E BOCCIATURE

RAI: DE BORTOLI; ULTIMI ANNI TRA RIFIUTI E BOCCIATURE / ANSA
NO PER RAGIONI DIVERSE DA MIELI E MALGARA; MONORCHIO BOCCIATO
ROMA
(di Elisabetta Stefanelli) (ANSA) – ROMA, 9 MAR – Il ‘no’ pronunciato oggi da Ferruccio De Bortoli alla pubblica proposta di diventare il futuro presidente della Rai non è il primo gran rifiuto ricevuto dalla politica per questo ruolo. Rifiuti, più o meno ufficiali, e bocciature sul filo di lana si sono succeduti negli ultimi anni, ovvero da quando la figura del presidente Rai è diventata di ‘garanzia’. L’idea era stata in principio di Pierferdinando Casini e Marcello Pera, allora presidenti della Camera e del Senato: nominare un superpresidente Rai di garanzia affidando la scelta all’opposizione. Era il marzo del 2003 e la legge allora stabiliva che fossero loro a scegliere il Cda, presidente compreso, ma Pera e Casini chiesero all’allora opposizione, l’Ulivo, di indicare un nome. Ebbero una rosa: Fabiano Fabiani, Paolo Mieli e Umberto Eco. Nominarono Mieli che però accettò “con riserva”. Era il 7 marzo e dopo cinque giorni di polemiche e scontri, in cui comparvero persino scritte antisemite alla sede Rai di Milano, Mieli rifiutò. Nella lettera ai presidenti delle Camere attribuì il suo gesto a “difficoltà  tecnico-politiche”. Il 13 marzo alle 19.15 arrivò l’annuncio che Pera e Casini avevano scelto Lucia Annunziata. Poi il 6 maggio del 2004 il Parlamento varò la legge di riforma, la Gasparri. La nuova norma istituzionalizza il fatto che il presidente Rai sia appunto di garanzia. Se infatti formalmente l’indicazione viene dal Ministero dell’Economia, il presidente, per entrare in carica, deve avere il via libera bipartisan del voto con due terzi della Commissione di Vigilanza. Cosa che presuppone a monte un accordo tra maggioranza e opposizione. All’inizio di maggio del 2004 Lucia Annunziata si dimise dopo 14 mesi, in segno di protesta e solo dopo un anno senza presidente e con lo stesso Cda, l’intero vertice venne rinnovato. E’ il maggio del 2005 e il ruolo di presidente nel frattempo venne assunto dal consigliere anziano, Francesco Alberoni. La vicenda verrà  segnata da una doppia bocciatura a cose quasi fatte. Il 31 maggio 2005 la candidatura di Andrea Monorchio, avanzata dal Ministero del Tesoro, venne bocciata poche ore dopo dalla Commissione di Vigilanza Rai con 20 voti contrari, 12 favorevoli e una scheda bianca. L’Unione, opposizione di allora, da subito aveva dichiarato il suo voto contrario. Poi, nonostante Prodi avesse già  manifestato “l’opposizione netta” sul nome di Giulio Malgara, il presidente dell’Upa venne indicato comunque dal Tesoro il 6 luglio. Malgara rifiutò il 12, prima del voto in Commissione di Vigilanza. “Devo constatare – dirà  ringraziando l’allora ministro Domenico Siniscalco – che tale scelta non ha incontrato la pluralità  di consensi indispensabile”. Diventò poi presidente all’unanimità  l’allora presidente della Commissione di Vigilanza, Claudio Petruccioli, che ancora é presidente Rai e del quale si parlava come candidato già  prima di Monorchio e se ne parla ancora oggi, dopo il rifiuto di De Bortoli. Ma di più o meno ipotetici candidati, di cui si è parlato in questi anni di ricerca di un candidato di ‘garanzia’, ce ne sono stati molti. Per partire dall’ultimo, Giuliano Amato che giusto ieri scriveva nella lettera ad un quotidiano di aver detto lui ‘no’ e aver scelto la presidenza della Treccani, o Giulio Anselmi, ora direttore della Stampa. Fino alla candidatura ufficiale, avanzata da Fassino e Rutelli, di Eco e Fabiani (ancora in auge), ai quali poi era stato preferito Mieli, il quale, fra l’altro, ebbe ancora richieste per una possibile presidenza nella tornata successiva al rifiuto.

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