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12 marzo 2009 | 17:47

Massimo De Caro – direttore marketing di Mellin

Si è sempre occupato di marketing nelle grandi multinazionali del largo consumo Massimo De Caro, nuovo direttore marketing di Mellin, l’azienda specializzata in nutrizione per l’infanzia che dalla fine del 2007 è parte del gruppo Danone. In un settore dove il ricambio dei consumatori è continuo – i prodotti Mellin sono per bambini da zero a 36 mesi – la ricerca per l’innovazione di prodotto e quella per monitorare i trend di consumo sono leve essenziali del business. E Mellin negli ultimi anni si è distinta per una sempre maggiore segmentazione dell’offerta con nuove linee come La merenda, BabyCena e BabyBuonanotte che sono state elette ‘Prodotto dell’anno’ (rispettivamente nel 2008 e nel 2009) nella categoria alimenti per l’infanzia dal Premio marketing e innovazione, in cui sono i consumatori a votare i prodotti.
In Italia anche gli alimenti per l’infanzia beneficiano del trend di crescita che tutto il ‘pronto’ registra in un Paese fino a pochi anni fa molto tradizionalista e guardingo in materia di cibo. E Mellin, secondo marchio per quota di mercato dopo Plasmon, ha chiuso il 2008 con un fatturato in crescita del 7% a 220 milioni di euro. Merito anche di una strategia di comunicazione ad ampio raggio. “Utilizziamo tutti i mezzi: tivù, stampa, web, direct marketing”, spiega De Caro. “E sempre più importanti sono anche gli eventi, come il Mese della nutrizione organizzato per la prima volta lo scorso ottobre e che quest’anno ripeteremo: una straordinaria occasione d’incontro in tutto il Paese tra consumatrici e pediatri, con un sito e un numero verde dedicati che tengono viva l’iniziativa e forniscono alle mamme un servizio tra un appuntamento annuale e l’altro”.
Napoletano, 38 anni compiuti il 24 febbraio, Massimo De Caro è laureato in economia all’università  Federico II di Napoli. La sua prima esperienza professionale importante è alla Procter & Gamble Italia dove entra all’inizio del ’97 e si occupa prima di Infasil e poi di Pampers, di cui diventa brand manager.

(La versione integrale dell’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 393-marzo 2009)

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