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12 marzo 2009 | 18:05

Rubriche – Lavori in corso. Editoria

Decreto legge n. 207/08, art. 41 bis – È salito a venti milioni lo stanziamento del governo in favore dell’Inpgi, l’Istituto di previdenza dei giornalisti, per far fronte ai prepensionamenti delle aziende editoriali in crisi: dopo la prima tranche di 10 milioni inserita nel decreto anticrisi approvato a fine gennaio per i soli giornalisti dei quotidiani, l’esecutivo – su pressante richiesta della federazione degli editori – ha esteso l’agevolazione anche a chi lavora nei periodici, facendo arrivare nelle casse dell’Inpgi ulteriori 10 milioni. Così stabilisce il maxi emendamento su cui il governo ha ottenuto la fiducia al Senato per il decreto Milleproroghe, convertito in legge dalla Camera il 27 febbraio.
Ma non è tutto: novità  sono previste anche per i contributi pubblici ai giornali di partito. Il governo ha infatti recepito la modifica introdotta nel novembre scorso alla Camera nel Ddl 1441 ter (ancora in corso di esame al Senato) con cui si estendeva la titolarietà  dei contributi pubblici non solo all’impresa editoriale (come previsto dal decreto Bersani di due anni fa) ma anche alla testata. La norma prevede che i contributi continuino a essere erogati anche a quei giornali di partito privi di rappresentanti in Parlamento, purché al 31 dicembre 2005 avessero maturato il diritto ai finanziamenti. È il caso dell’Unità , di Europa e del Secolo d’Italia (i cui partiti di riferimento sono confluiti rispettivamente nel gruppo parlamentare del Pd e in quello del Pdl) e di Liberazione, il quotidiano di Rifondazione comunista che non è rappresentata nell’attuale Parlamento. Con il decreto Milleproroghe si corregge inoltre la manovra della scorsa estate (decreto 112) e si stabilisce che “fermo restando gli stanziamenti compressivi, le erogazioni sono destinate prioritariamente ai contributi diretti e, per le residue disponibilità , alle altre tipologie di agevolazioni” come le tariffe postali agevolate. Significa che saranno garantiti innanzitutto gli stanziamenti ai giornali di partito, di movimento e no profit; e solo se avanzeranno dei fondi verranno concesse le agevolazioni tariffarie previste per i grandi gruppi editoriali. In compenso, il maxi emendamento del governo sterilizza quanto deciso dalla Camera con il 1441 ter: la cancellazione degli aiuti indiretti per le imprese editoriali che ‘per statuto’ distribuiscono utili (come Sole 24 Ore, Espresso, Mondadori e Rcs).
Frutto di una mediazione condotta dal sottosegretario all’Editoria Paolo Bonaiuti, il decreto Milleproroghe mette dunque al riparo i principali quotidiani di partito: “Meglio di così non poteva andare”, ha commentato Enzo Raisi, deputato del Pdl e amministratore del Secolo d’Italia. Anche se, nel corso della mediazione, lo schieramento bipartisan che in Parlamento si è levato in difesa dell’editoria politica ha dovuto rinunciare all’altra questione considerata prioritaria: rendere vincolante il parere che le commissioni parlamentari competenti dovranno dare sul nuovo regolamento dell’editoria in corso di definizione da parte della presidenza del Consiglio.
Il decreto, ora pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, elimina anche i problemi applicativi sorti con la legge 62/01 che imponeva che le azioni con diritto di voto o le quote di capitale di una società  editrice fossero direttamente controllate da persone fisiche. Adesso è stato invece stabilito che possono essere intestate anche a società  per azioni. Nel caso di partecipazione di controllo, il Milleproroghe introduce la possibilità  d’intestazione, oltre che a persone fisiche e a società , a società  fiduciarie, che saranno però tenute a comunicare i nominativi dei fiducianti all’Agcom.

Si parla anche di tassa memorie digitali, intercettazioni, riforma del settore cinematografico, antipirateria multimediale, interrogazioni parlamentari.

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