Scelte del mese

13 marzo 2009 | 12:36

Rubriche – Nuovi media. Su facebook milioni di utenti ma poca pubblicità 

Facebook ha uno straordinario successo di pubblico ma il suo modello di business è incerto e solleva molti problemi, soprattutto sul fronte della privacy. In soli quattro anni il ventiquattrenne Mark Zuckerberg, l’ex studente dell’università  di Harvard fondatore di Facebook, è riuscito a collegare 175 milioni di ‘amici’ alla sua rete sociale. La rapidità  di penetrazione di Facebook è maggiore di quella dell’iPod e di ogni altro servizio o sistema di successo. Anche in Italia in pochi mesi gli utenti hanno superato i 5 milioni e Facebook è diventato un fenomeno di moda.
Inizialmente sembrava che la Rete fosse uno strumento di socializzazione buono solo per gli studenti ma oggi i giovani (18-24 anni) sono meno di un quarto degli iscritti mentre la grande maggioranza ha un’età  matura. E questo fa molto piacere agli investitori pubblicitari. Zuckerberg ha un altro asso nella manica: in media ogni utente si collega a Facebook per quasi tre ore al mese, contro i 13 minuti di Google News e i 10 minuti del sito web del New York Times. All’inizio Zuckerberg aveva un obiettivo semplice, quello di riprodurre nel mondo digitale i normali rapporti sociali della vita quotidiana. Ma oggi il suo progetto è molto più ambizioso: consolidare Facebook come la piattaforma standard della comunicazione globale, dove “basta digitare un nome per trovare sempre la persona che cerchi”, come ha detto lui stesso.
Ci sta riuscendo. Facebook è diventato uno strumento per organizzare le relazioni ed è stato determinante anche per la vittoria di Barack Obama alla presidenza americana. Il social network è forte di 175 milioni di profili personali e il suo potenziale di marketing è immenso. Tuttavia paradossalmente il suo punto di forza è anche il suo punto di debolezza. Gli utenti non hanno segreti per Facebook che sa tutto di loro: nome e cognome, caratteristiche psicodemografiche, gusti, percorsi di navigazione, identità  degli amici. Tutto è trasparente nella casa di vetro di Zuckerberg.

(La versione integrale dell’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 393-marzo 2009)

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